Il barometro politico di Aprile 2019

L’avvicinarsi delle elezioni europee e le fibrillazioni dovute agli esiti delle regionali ha aumento lo scontro
politico tra le forze di governo al calor bianco, ora i giallo-verdi stanno scoprendo che non basta un
contratto per un’alleanza di contenuti. Ma se la maggioranza dei cittadini continua ad elargire consenso alla
coalizione, si deve ai contenuti mediatici immediati, reddito di cittadinanza e quota 100, senza
comprendere che si sono ottenute al prezzo di avere ipotecato il futuro personale e dei propri figli.
Per comprendere il livello di attrito presente è sufficiente osservare come il punto focale al momento siano
le dimissioni di un politico di secondo piano come Siri, una vicenda di presunte mazzette come se ne sono
viste tante, arrivare a minacciare la caduta del governo per siffatta cosa è comprensibile solo per
giustificare il desiderio di volersi mostrare come l’uomo forte da parte di Salvini. Già dallo scorso dicembre
avevo pronosticato, suffragato da molteplici autorevoli politologi, la caduta del governo dopo le elezioni
europee, il momento si avvicina, ma questo non sposterà i problemi pratici.
In primis una economia in affanno, un tasso di crescita che dalla prima previsione di +1,6% ha visto prima
una recessione tecnica (due semestri negativi consecutivi), ed ora un modesto +0,1%, anche se fosse
confermato un +0,2%, stante il differenziale con il resto di Europa non fa altro che divaricare la forbice che
ci separa dagli altri stati dell’Eurozona. Anche il positivo dato sulla disoccupazione si scontra in maniera
ferale con il fatto che siamo al terzultimo posto in Europa, davanti a Grecia e Spagna. Mentre Lega e M5S si
combattono per guadagnare consensi, il debito schizza alle stelle ed uno spread sempre sopra i 250 punti ci
penalizza in maniera devastante. A tal uopo è bene ricordare che a gennaio la BCE ha cessato l’acquisto di
titoli sovrani, malgrado questo tutti i paesi eurozona hanno visto scendere le spread, tutti tranne uno,
l’Italia che invece ha subito l’aumento del differenziale scontando una politica che crea totale sfiducia in
quelli che acquistano e rifinanziano il nostro debito.
MAURIZIO DONINI