Il Barometro politico di Marzo

Marzo ha riesumato nuovamente la prima repubblica, elezioni finite in un bagno di sangue per il
Movimento 5 Stelle fagocitato vieppiù dal sodale di governo Salvini, un PD che come sempre ha beneficiato
di un paio di punti a seguito delle primarie e della scelta di un uomo di personalità come Zingaretti, una
Forza Italia che annaspa scendendo oramai sotto la doppia cifra. Ma i politici vivono in mondo tutto loro, la
sinistra comunque è restata staccata di 15 punti ovunque, la destra vince largo perché riesce comunque a
trovare sempre punti di unione sul territorio, il Movimento non perde mai.
Nella prima repubblica nessuno perdeva mai, non si ammetteva mai la sconfitta, se si era perso era
comunque andata meglio delle previsioni per cui era una vittoria. La cocciutaggine di Di Maio, seguendo le
direttive della Casaleggio, a negare ogni sconfitta presentandosi addirittura in video, è qualcosa di surreale.
I tentativi aritmetici di dimostrare come la sconfitta sia solo presunta e si sia di fronte ad un complotto dei
giornalisti oramai convince solo i fedelissimi, confrontarsi con le elezioni di anni ed anni precedenti e non
con i numeri del 2018 è semplicemente assurdo. Il trend è ben definito, un calo continuo che si è fermato
alla soglia del 20%, dei motivi ne abbiamo già scritto.
Ma a destare allarme sono i nodi che vengono al pettine, spese a debito che stanno iniziando a provocare i
primi tagli al sociale, dai bonus bebè ai rimborsi Inail, spese improduttive che depauperano il sistema paese
senza produrre crescita, e dal 1,6% previsto ora siamo arrivati ad una decrescita del 0,1%. Tria, che è l’unico
membro del governo dotato di sano realismo e competenza economica, cerca di tamponare i danni, ma
stretto nella forbice gialloverde non può sempre resistere.
Poi ci sono le schizofrenie, navi con una cinquantina di miseri migranti affamati etichettate come ‘pericolo
per la sicurezza nazionale’, accordi con la Cina fatti fuori da ogni discorso comunitario, stop & go sulle
infrastrutture, con il risultato che a causa del clima di incertezza l’economia si ferma. Un andare dondolante
che si è visto anche sul sociale vero e proprio, dal Congresso della Famiglia di Verona con l’infinita querelle
sul patrocinio, alle divagazioni sullo status definito nella carta d’identità, la genitorialità torna ad essere
padre e madre.
L’elenco delle stranezze potrebbe proseguire all’infinito, i 5 milioni di poveri vagheggiati da Di Maio si sono
ridotti ad appena 500.000 domande di reddito di cittadinanza, e dovranno anche essere vagliate.
Provvedimenti come la legittima difesa paiono più propagandistici che altro, mentre in Libia Haftar, come
avevamo ampiamente previsto, sta prendendo il potere assoluto spodestando Al Sarraj, sostenuto da una
Italia che raramente sa scegliere i partners giusti.
MAURIZIO DONINI