COLDIRETTI ANCONA, ALLARME NUOVA PAC DA JESI: 150 MILIONI IN MENO PER LE MARCHE

Oltre 150 milioni in meno. È un conto salato quello che le Marche dell’agricoltura rischiano di pagare a causa della nuova Pac 2021-2027 proposta dalla Commissione europea che ha messo in bilancio minori risorse che, per l’Italia, valgono un 9,5% in meno. Proposta che, con ogni probabilità, visto anche la scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles e anche le ripercussioni che avrà la Brexit, rimarrà in ghiacciaia. In vista di essere discussa dai nuovi organi comunitari, l’attuale Politica agricola comune potrebbe dunque essere prorogata. Di questo si è parlato questa mattina a Jesi, al Centro direzionale Esagono di via Battistoni, nel corso del convegno organizzato da Coldiretti Ancona dal tema “Ambiente, clima, tutela dei consumatori: l’evoluzione della Pac dopo il 2020” che ha ospitato, tra i relatori, Felice Adinolfi (Università degli Studi di Bologna), Paolo Magaraggia (Ufficio Coldiretti a Bruxelles) e Stefano Leporati (Area Economica Coldiretti). Tra i saluti iniziali quelli del sindaco di Jesi, Massimo Bacci, del presidente della Camera di Commercio delle Marche, Gino Sabatini e della vicepresidente regionale Anna Casini. Le conclusione finali sono affidate alla presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni. Una proposta con luci e ombre. Nella quale Coldiretti ha letto positivamente i richiami a un’agricoltura più biologica, rispettosa dell’ambiente, più etica e più vicina ai cittadini consumatori ma dove non mancano dubbi, espressi in circa 300 emendamenti presentati proprio da Coldiretti dopo aver ascoltato gli agricoltori in appuntamenti come quello jesino. Un appuntamento molto partecipato, quello di Coldiretti Ancona, che ha visto la presenza in sala di oltre 300 agricoltori e allevatori in arrivo da tutte le province marchigiane. “Nonostante le tante incertezze – ha chiuso i lavori la presidente Gardoni – è giusto parlare di Pac e seguirne l’evoluzione. In una sua rivisitazione, è chiaro, sarà sempre più necessario il punto di vista della società ma anche quello del mondo agricolo. Per questo chiediamo alla politica, per il nostro Paese sul piano europeo, un ruolo di guida univoca a difesa dell’agroalimentare. Il modello di agricoltura italiana, che vede i marchigiani tra i primi attori, può essere strumento di riequilibrio per un’Europa che deve ritrovare la sua identità. Per questo ci si deve battere in difesa del budget comunitario ma anche iniziare a ragionare non più sul valore della terra come proprietà terriera ma in termini di economia reale, di valore di ettaro per occupazione, per tutela dell’ambiente. In questo l’Italia è superiore agli altri Paesi europei ed è per questo che deve diventare modello per tutti”.