La possibile Terza Guerra Mondiale

Il professor Gerhard Hanappi è titolare della Cattedra Jean Monnet di economia politica per la
Commissione europea presso l’Istituto per i modelli matematici in economia presso l’Università di
tecnologia di Vienna. È inoltre membro del comitato di gestione del gruppo di esperti sui rischi sistemici
nella rete europea di ricerca sulla cooperazione scientifica e tecnologica finanziata dall’UE. Per
l’economista siamo di fronte al reale pericolo dello scoppio di una terza guerra mondiale, le cause sono da
ricercarsi nel crollo finanziario del 2008, l’economia globale si è spostata dal capitalismo integrato a una
svolta “disintegrante” i cui sintomi, secondo Hanappi sono inconfondibili: l’inesorabile crescita della spesa
militare; le democrazie che passano in stati di polizia sempre più autoritari; accrescere le tensioni
geopolitiche tra grandi potenze; la rinascita del populismo attraverso la sinistra e la destra; la rottura e
l’indebolimento delle istituzioni globali stabilite che governano il capitalismo transnazionale; e
l’inarrestabile ampliamento delle disuguaglianze globali.
Secondo l’analisi formulata da Hanappi, dal dopoguerra il capitalismo ha vissuto una fase “integrativa” con
la creazione di concentrazioni di ricchezza transnazionali con la stipula di accordi di governance tra stati
che permettevano la redistribuzione di parte della ricchezza prodotta dalle classi lavoratrici. Questo,
assieme ad una serie di accordi internazionali, aveva prodotto una regolamentazione del sistema che ha
assicurato pace e stabilità fino alla crisi finanziaria del 2008. L’economista sostiene che a causa della crisi
economica si è passati dal “capitalismo integrativo” al “capitalismo disintegrato”, le cui caratteristiche sono
date da un esasperato nazionalismo ed egoismo. La caduta del potere di acquisto del ceto medio è stata
una novità che interrotto lo strato sociale portante e ha decretato il declino delle classi lavoratrici portando
ad una concentrazione della ricchezza in poche mani. D’altronde è storico, che in caso di crisi economica, i
ricchi riescano ad approfittare delle maggiori opportunità di spuntare buoni affari ed aumentino il loro
capitale, e si allarghi di concerto la platea dei meno abbienti.
Il crescente nazionalismo ha portato al rigetto degli accordi internazionali, basti pensare a tutti quelli che
Trump ha stracciato, e ad identificare lo straniero come un nemico, e qui il tema centrale dell’immigrato
che a detta dei populisti sovranisti porta via il lavoro diventa evidente. La concorrenza esterna viene quindi
vista come un vero e proprio attacco al benessere del proprio paese e va ad alimentare un nazionalismo
cieco che varie forze politiche possono sfruttare ai propri fini elettorali. Le tensioni crescenti tra i grandi
mondiali, Stati Uniti, Europa, Russia e Cina, diventano motivo per introdurre rigidità e controlli
sull’informazione ed i pericoli paventati diventano lo schermo per alimentare un sistema di comando
maggiormente impositivo.
Lo scenario di un possibile nuovo conflitto mondiale prende in esame le tre grandi potenze militari, Stati
Uniti che con l’elezione di The Donald ha fortemente aumentato le spese militari; Russia che le ha
stabilizzato le proprie cessando il taglio degli anni precedenti e Cina che le sta incrementando a forte
velocità. Altro punto a favore della costruzione di una strategia della tensione è la netta tendenza ad una
svolta interna incentrata su un crescente autoritarismo.
In caso di Terza Guerra Mondiale l’analisi calcola come la Cina ha la più alta probabilità di sopravvivenza al
52%, seguita dagli Stati Uniti al 30% e dalla Russia al 18%. Il risultato finale è la possibilità di un conflitto
Cina-USA acceso dalle crescenti tensioni nel Mar Cinese Meridionale con la presenza della US Navy e dalla
guerra commerciale in atto. Nel confronto USA- Russia appare più probabile una serie di conflitti regionali
‘per delega’ o ‘guerre civili’.
MAURIZIO DONINI