Il maschio Alpha non abita più qui!

Un vecchio detto che è diventato un mantra delle comunità maschili recita “la sposi in sottoveste e
te la ritrovi in pigiamone”. Ma è forse vero quello che asserivano pensatori e filosofi del passato, e
che viene sussurrato tra uomini, ma mai espresso ad alta voce in pubblico, che “il matrimonio è la
tomba dell’amore”?
La domanda non è per nulla capziosa e nasce da una riflessione sui rapporti matrimoniali, ed
ovviamente stiamo parlando di quelli in posizione verticale, vis-à-vis per intenderci.
Confrontandomi con compagni di sventura, in riunioni carbonare e discrete, è stato facile
appurare come questi pensieri siano comuni alla tribù dei mariti.
Quando l’ex-uomo-alpha scruta con triste rammarico i cassetti dell’amata consorte scoppiare di
invitante lingerie griffata Victoria’s Secrets, coperta dalla polvere del tempo. Mentre la consorte,
non curandosi del vostro sguardo imperscrutabile, vi chiede di piantare un chiodo. Siamo di fronte
alla trasformazione del maschio-alpha pre-matrimoniale in un artigiano a basso costo post-
matrimoniale, ruolo in cui la forma fisica perde valore rispetto l’abilità con il martello e la tartaruga
vale meno della cagnetta per riparare I rubinetti. Se poi non siete abili nemmeno con gli attrezzi le
donne hanno sempre il piano B pronto, il marito in affitto come su molti siti tipo

Ma la situazione dell’ex-uomo-lupo, ridotto a Yorkshire da compagnia al servizio del matrimonio, è
quanto mai imbarazzante. La moglie non organizza mai nulla, non prepara sorprese, non si
adopera nell’inventare weekend improvvisati; ma se il marito propone una uscita estemporanea,
un weekend di fuga, lei frapporrà mille obiezioni, l’ex-uomo-alpha è destinato irrimediabilmente a
soccombere di fronte ad una lavatrice che aspetta il sabato per celebrare la sua esistenza.
Il risultato è il classico motto: “Se rinasco non mi risposerò mai!”. Davvero credete a quelli che
raccontano quanto sia triste vivere da soli? Che poi si traduce nel non avere una relazione fissa e
stabile nei fatti. Quando un single entra da solo al cinema o in un ristorante genera un senso di
compatimento, appare fuori posto, socialmente inaccettabile, soprattutto se è donna sopra i 40.
Nel caso si trovi ad uscire con altre coppie, che sono la maggioranza oltre una certa soglia di età, è
considerato un problema, quello cui tocca reggere il lumino, gli altri parlano di cani e bambini, di
ricette e creme, di cene famigliari, tutti argomenti che sono alla base di innumerevoli suicidi da
noia profonda, ma nella sua deprecabile situazione il single è un corpo socialmente avulso.
In Italia le “famiglie unipersonali”, come le definisce l’Istat, sono il 31,3% dei nuclei familiari:
un’impennata del 12,9% dal 1971. Sono quasi 8 milioni, al 58% donne e in maggioranza over 45,
con una forte presenza (il 47,4%) di ultra 65enni, il top a Milano con il 52,8%. In Europa 16 Paesi ci
superano. Negli Stati Uniti i single sono oltre il 50%. In un decennio, i single sono cresciuti del 40%
persino in India.
Ma il riscatto passa per l’America, che ha coniato il termine “singlism”, la rivincita dei solitari e
degli indipendenti è alle porte. Il rapporto sulle occasioni di consumo statunitensi condotto

dall’Hartman Group nel 2017, rivela che il 46% degli americani mangia quotidianamente da solo.
L’istituto Waitrose ha elaborato una ricerca sulle abitudini alimentari del Regno Unito scoprendo
come il compagno ideale del single a cena sia il cellulare, soprattutto tra i diciotto-ventiquattrenni.
Andy Warhol teorizzava ristoranti appositi per singles, idea fatta propria e realizzata nel 2017 dalla
giapponese Ichiran Ramen, con locali in cui il pasto viene consumato in perfetta solitudine
all’interno di cabine monoposto.
MAURIZIO DONINI