La tagliola del debito pubblico

Lega e Movimento 5 Stelle non perdono giorno a diffondere messaggi che rigettano i diktat europei, come
se l’Italia fosse sottoposta ad un dominio straniero e non si fosse posta all’interno della Comunità Europea
per propria libera scelta. Ma è veramente la famigerata Europa ad avere il controllo del nostro paese? In
realtà quello che strangola e rende il nostro paese dipendente da forze esterne è l’enorme debito da
rifinanziare periodicamente. Una massa di debito che è sotto controllo in quanto il nostro paese vanta un
avanzo primario annuale negli ultimi due decenni, a parte un paio di esercizi in piena crisi finanziaria.
Purtroppo l’avanzo primario non basta a coprire la spesa per interessi e politiche scellerate con un outlook
che si ferma alle prossime elezioni hanno fatto sì che questo continuasse a salire, l’ultima volta che il debito
pubblico fu ridotto capitò sotto il governo Prodi.
Ai piani alti degli istituti finanziari, dei fondi di investimento, delle agenzie di rating, delle istituzioni
europee, il fantasma che si aggira è la paurosa situazione del debito italiano che continua a non essere
aggredito, anzi la situazione è destinata a peggiorare stante le spese messe a bilancio dalla maggioranza
giallo-verde. Parliamo di una massa monetaria da 1,5 trilioni di euro ($ 1,7 trilioni di dollari), di cui 425
miliardi di euro sono in mano alle banche estere, sulla base di un’analisi Bloomberg dei dati dell’Autorità
bancaria europea. L’andamento ondivago della politica governativa muove i mercati, le rassicurazioni sulle
coperture di oggi si scontrano con la volontà di vendere l’oro domani, trasmettendo il messaggio che in
realtà non si sappia dove andare o si sia voluto fare il passo più lungo della gamba.
Con ottima scelta di tempo il governo ha deciso di aprire una guerra diplomatica con la Francia, non
sapendo o scordando che proprio banche francesi sono le più impegnate verso il nostro paese, con due
grandi istituti come BNP Paribas SA e Credit Agricole SA presenti anche nel settore retail. L’Italia deve
rinnovare oltre 400 miliardi di euro all’anno per mantenere l’attuale status, ogni impennata dello spread seguente a dichiarazioni avventate costa milioni di euro in interessi alimentando il debito. Ho già avuto modo di scrivere riguardo la fragilità del sistema bancario italiano, ricordiamo come sette istituti di credito siano stati al centro di operazioni di salvataggio negli ultimi tre anni. Non aiuterà sicuramente la fine del QE ed il termine mandato del Governatore Draghi, anche se i tassi dovrebbero mantenersi bassi ancora, ma una ulteriore crisi di fiducia con impennata dello spread manderebbe in fumo ogni tentativo di riduzione del debito, peraltro finora nulla è stato messo in cantiere su questo versante.
Appare perlomeno umoristica la proposta di nazionalizzare il debito facendo comprare i titoli alle banche
italiane, l’estensore della divertente proposta non ha fatto sapere dove gli istituti troverebbero le liquidità
necessarie, normalmente si finanziano sul mercato e quindi non si tratterebbe di una partita di giro tra
stakeholder nostrani, ma di scaricare il tutto sulle spalle già traballanti delle banche private. Perché poi
queste dovrebbero riempirsi i forzieri di titoli con basso coefficiente di rating non è dato sapere, senza
dimenticare che esistono parametri ben precisi senza addentrarsi a spiegare termini come Cet1 e RWA
Density.
Per terminare l’esposizione è necessario tenere presente che i numeri riportati sono il minimo conosciuto,
la situazione potrebbe anche essere peggiore, secondo la normativa EBA non tutte le banche sono tenute a
rendere nota l’esposizione per paese. E’ previsto che gli istituti con oltre il 90% della loro esposizione totale
verso la controparte nazionale sono esenti dal segnalare un’esposizione per paese.

MAURIZIO DONINI