Il barometro politico di gennaio

“Dato che esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero anche esistere politici
onesti.”
Dario Fo
Gennaio non ha lesinato in fatto di novità, ma avvicinandosi il carnevale i nostri governanti non potevano
esimersi dall’elargire momenti divertenti, o sconfortanti a seconda del momento e dei contesti. Così
abbiamo avuto il premier Conte che in un resort di lusso a Davos parlava di umanesimo mentre di fronte
alla costa siciliana la Sea Watch beccheggiava con il suo carico umano di disperati respinti senza tanti
rimorsi. Sulle coste pugliesi il Movimento 5 Stelle prendeva atto che dopo aver fatto percorrere al TAP
migliaia di chilometri, non era pensabile farlo finire nelle sabbie delle coste pugliesi a pochi chilometri
dall’arrivo…
Nasce la finanziaria con una quota 100 che diventa un secco 62+38 e forti penalizzazioni, altra promessa
elettorale naufragata tra i debiti e rimasta come triste simulacro di sogni non ancora realizzati. Così come il
reddito di cittadinanza avanza tra le nebbie di Avalon, di sicuro verranno assunti i ‘navigator’, figure a
tempo, così come tutto il progetto, che dovranno offrire posti di lavoro al momento inesistenti e tutti da
creare.
Ma la vena comica governativa ha espresso il suo meglio lanciando proclami di un nuovo miracolo
economico alle porte, per motivi imprecisati, il giorno stesso che l’Istat certificava il secondo trimestre
consecutivo di recessione e calo del pil. Economicamente si parla di recessione in presenza di due trimestri
negativi in sequenza, ma forse il nostro Di Maio non è esattamente molto addentro i temi macro-
economici… Salvini non poteva ovviamente mancare di iscriversi alla schiera dei comici dell’ultima ora, dopo tracotanti proclami sul fatto che voleva essere processato, seguendo i prudenti consigli della Bongiorno è sceso a più miti consigli rifugiandosi nella immunità politica ereditata dalla prima repubblica. Una scialuppa di salvataggio per conigli che avrebbe consigliato più miti proponimenti già da tempo al reuccio della padania.
Last but not least, il tema TAV che poi TAV non è, la Torino-Lione è una telenovela che va avanti da decenni, inserita nel quadro dei grandi collegamenti fondamentali europei TEN-T è un terreno di scontro gravido di conseguenza tra i due alleati di governo. Già lo scorso dicembre la Lega, nel consesso europeo per decidere il bilancio 2021-2027, votò a favore dei finanziamenti assieme a Forza Italia e PD contro il voto contrario dei rappresentanti pentastellati in crisi funzionale nel distinguere le autostrade digitali da quelle in asfalto. Ora lo scontro è arrivato in Italia, potrebbe verificarsi uno scambio tra il no alla TAV della Lega con il no al processo per Salvini, oppure uno slittamento al dopo elezioni europee. Ma prima o poi la resa dei conti dovrà arrivare, e lo scenario più probabile è il rinsaldarsi, già previsto da tempo, di una nuova maggioranza Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia, relegando i Casaleggio boys in un angolo.
MAURIZIO DONINI