“Il Times” e le Marche dimenticate: “Andiamo oltre i campanili”

Mi si chiede, in varie occasioni, di commentare i dati turistici della città di
Porto San Giorgio. Di solito capita al termine della stagione estiva o a chiusura
di alcuni determinati periodi dell’anno. Cerco sempre di avere una visione
complessiva della situazione, mi sforzo di non guardare soltanto alla nostra città
e di cercare di interpretare anche il mutamento dei tempi.
Spesso siamo condizionati dal nostro passato, quando Porto San Giorgio era
l’unica cittadina con una reale vocazione turistica del Fermano, una delle poche
delle Marche. Questo accadeva soprattutto fino agli anni ’70 ed in larga parte
del decennio successivo, poi i tempi sono cambiati, così come i modi di fare
accoglienza e le esigenze dei turisti divenute sempre più varie: i villeggianti non
si accontentano solo della costa, vanno a scoprire il territorio, l’entroterra, le
risorse della natura, l’enogastronomia e le sue tipicità.
Parlare oggi del turismo di Porto San Giorgio è riduttivo se il tema non lo si
colloca all’interno di un’area più vasta che è il Fermano, quella meravigliosa
terra che va dall’Adriatico fino ai Monti Sibillini, attraversando la città di
Fermo e i bellissimi borghi medievali che anticipano l’arrivo al suggestivo
tratto di montagna.
Dico che occorrerebbe, e siamo già in ritardo, immaginare un’offerta turistica
complessiva, pensando ad una promozione territoriale e ad una comune capacità
di gestire questa nostra vocazione.
Succede invece che ci si sofferma sovente solo sul nostro “campanile”, finendo
nel gareggiare a chi fa meglio e di più, una ricerca a “medaglie” stagionali che
non fa altro che produrre torti ai nostri Comuni.
A dar senso al mio ragionamento c’è l’articolo pubblicato dal “Times” che
riscopre le Marche: la nostra regione, con molta fatica, è riuscita a catturare
l’interesse del turismo internazionale per la propria bellezza, storia e cultura
grazie a un territorio non inferiore ad altre realtà nazionali che finora sono state
più capaci di “vendersi” e di farsi apprezzare.
Oggi, con notevole ritardo, stanno finalmente arrivando a riscuotere quel
successo che meritano.
Mentre tutti lodano la promozione, nata sul confronto a distanza con la Toscana,
spicca una particolarità: quale è? Il Fermano è completamente assente.

Se le Marche era tra le Cenerentole dell’offerta turistica italiana, il Fermano è
destinato ancora ad essere dimenticato, nonostante sia uno dei territori più
armonici e affascinanti, capace di racchiudere in un piccolo spazio tutto e il
meglio della Regione. Dentro c’è anche quell’imprenditoria del lusso che in
tutto il mondo è orgoglio nazionale.
E’ ora che noi sindaci del Fermano “alziamo la testa” e guardiamo più in alto:
diamoci la mano perché le nostre città non hanno futuro da sole, potranno avere
un avvenire solo se riescono a pensare e progettare un futuro comune.
Il turismo è una macchina formidabile: potrà essere una risorsa fondamentale
per il territorio nel superare quelle crisi produttive e occupazionali nella misura
in cui sapremo agire insieme.

15 gennaio 2019