16 Gennaio 1969 si dava fuoco Jan Palach

50 anni fa, esattamente il 16 gennaio del 1969 uno studente cecoslovacco di filosofia, Jan Palach, si dava fuoco sulla scalinata del Museo nazionale di Praga. Un gesto estremo, seguito nei giorni seguenti da altri emuli per protestare contro l’intervento sovietico in Cecoslovacchia, teso a schiacciare nel sangue e nella repressione poliziesca un barlume di speranza democratica. Una flebile speranza accesa dall’ascesa al potere dopo il dittatore Novotny di Alexander Dubcek, il quale ebbe l’ardire di profferire incautamente affermazioni a sostegno di un “socialismo dal volto umano”. I sovietici, scottati dall’esperienza ungherese, non stettero a guardare ed intervennero con l’unica soluzione di cui sapevano disporre, la forza e la violenza poliziesca, la repressione messa in atto da 500.000 uomini in assetto di guerra, forze del Patto di Varsavia invasero il 20 Agosto la piccola Cecoslovacchia. Non ci fu e non ci poteva essere, data la preponderante sproporzione di forze resistenza alcuna, tranne qualche atto di protesta degli studenti, mentre la popolazione apparve muta e annichilita di fronte agli eventi. A Jan Palach e con lui altri nei giorni successivi sembrò inaccettabile tanta brutalità a fronte sostanzialmente di nulla più che qualche buon proposito. Così, alle 14,25 del 16 gennaio si diede fuoco cospargendosi di benzina.  Morì dopo una atroce agonia, ma il suo gesto scosse le coscienze e i suoi funerali furono l’occasione per 600.000 cecoslovacchi di dimostrare tutto il loro amore e la loro devozione ad un martire. Una dimostrazione di affetto e di riconoscenza che non ebbe riscontro nei partiti comunisti europei quasi totalmente asserviti alla versione della casa madre sovietica, tranne sparute eccezioni. Purtroppo l’anelito di libertà insito nel gesto di Jan Palach non generò grandi trasformazioni. Fu necessario attendere fino agli anni “80, le iniziative di un Papa e di un presidente americano per vedere minate alle fondamenta le mura “carcerarie” del Cremlino.

ARES