Giornali tra vendite in calo e scelte sbagliate

Un calo di copie continuo nelle vendite dei giornali che colpisce, chi più, chi meno, tutto l’arco
dell’informazione italiana, con la sola eccezione de Il Fatto Quotidiano, che ha fermato il trend
negativo registrato fino al 2017. In particolare sono colpiti i quotidiani che si sono legati in maniera
particolare ad una parte politica, Repubblica è in continuo forte calo e sconta la passata vicinanza
a Renzi, rinnegato quando oramai era troppo tardi. Per contro FQ si avvantaggia forse di una
ventilata contiguità al M5S, ma rimane con una buona valutazione di imparzialità.
Ma si può ridurre il tutto solo ad apparentamenti, più o meno forti, ad una parte politica?
Purtroppo bisogna tenere conto di una cernita di giovani giornalisti che si presentano
costantemente impreparati agli eventi. La loro poca meticolosità è un problema che si fonde con la
tendenza delle direzioni delle testate a cercare solo un certo tipo di personale a basso costo e ad
ignorare con cocciutaggine suicida quanto potrebbe riavvicinare i lettori agli scrittori.
Scelte editoriali scellerate delle redazioni online con minima attenzione agli insights ed al tasso di
conversione dei post, pubblicando articoli che conseguono engagement, condivisioni, centinaia di
commenti e migliaia di likes, alternandoli ad una serie di pubblicazioni che faticano a mettere
insieme qualche stentata decina di shares e poche decine di clic.
Quale utilità e vantaggio redazionale può portare alla causa di diffondere il giornale, un articolo
che provoca meno interazioni di una foto del gattino appartenente al barista sotto casa? Passare
da 7.000 shares a 15 è semplicemente indice di una selezione che non è attenta agli argomenti che
provocano interesse e fanno lead, ovvero potenziali clienti. Molti blogger reclameranno il loro
spazio, ma se non c’è capacità di attrazione e modi di scripting atti a generare attenzione, meglio
limitarsi alla propria bacheca social, una dura realtà, migliore di una fantasia virtuale. Come diceva
un grande scrittore poco tempo fa, “Continuate a mandare i vostri scritti, non desistete, non
abbattetevi se siete convinti del vostro valore. Se poi ad un certo punto nessuno vi pubblica, forse
dovrete capire che la vostra strada è un’altra”.
Bisognerebbe poi affrontare folli metodi di impaginazione con un mix di colori e caratteri nelle
edizioni cartacee di molti magazines, che colpiscono da lontano per gli accostamenti, rivelandosi
poi di estrema fatica nella lettura, inducendo gran parte dei potenziali lettori a saltare al servizio
successivo. Dietro queste notazioni esiste una scienza esatta, la worklife balance, in questo caso
specifico l’adattamento dell’ambiente al progressivo invecchiamento dei lettori. Difficilmente gli
zers saranno tra gli acquirenti dell’edizione cartacea, e chi ha una vista con qualche anno di
troppo, subisce un forte affaticamento nel distinguere i caratteri grigi su sfondi colorati, grigi,
azzurri, gialli. Già la carta stampata è in crisi di vendite, aggiungere fatica inutile che porta
probabilmente molti lettori a terminare anzitempo la lettura non aiuta. Per inciso, case come la
BMW hanno adottato la disciplina della worklife balance, introducendo pavimentazioni più
morbide, luci più basse e pause toilette più brevi, ma numerose, per adattare la fabbrica al
progressivo invecchiamento della forza lavoro.
MAURIZIO DONINI