Il Monterrey Consensus

Il Washington Consensus di cui abbiamo parlato in quanto insieme di best practices per assicurare
il buon funzionamento del bilancio statale, è stato in seguito ripreso e riscritto in 73 punti nel
Monterrey Consensus, un documento approvato dai Capi di Stato convenuti a Monterrey nel
marzo 2002 per l’UN International Conference on Financing for Development. Nelle intenzioni
doveva sostituire il precedente modello liberista nato nell’89 e messo in discussione dalla crisi
asiatica di fine anni “90. Il nuovo modello non si limitava solo ad una visione economica, ma
integrava aspetti riguardanti la governance, la corruzione, i diritti umani. Il Monterrey Consensus è
stato adottato dai capi di Stato e di governo il 22 marzo 2002; oltre cinquanta capi di Stato e
duecento ministri delle finanze, degli affari esteri, dello sviluppo e del commercio hanno
partecipato all’evento, assieme alle Nazioni Unite, al Fondo monetario internazionale (FMI), alla
Banca mondiale ed alla Organizzazione mondiale del commercio (OMC).
Nella dichiarazione si richiamavano valori etici e sociali, libertà, eguaglianza, solidarietà, tolleranza,
da realizzare attraverso una corretta gestione economica e sociale con una buona gestione sia
interna che internazionale. Cooperazione finanziaria globale per lo sviluppo, investimenti esteri,
risorse interne, tutti motivi da mettere in atto assieme ad una maggiore coerenza dei sistemi
monetari, finanziari e commerciali internazionali a sostegno dello sviluppo. Gli obiettivi da
raggiungere furono definiti in otto punti (Millennium Development Goals, Mdg) da conseguire
entro il 2015: dimezzare le persone che vivono con meno di un dollaro al giorno; istruzione
elementare a tutti i bambini; parità dei sessi; ridurre di due terzi la mortalità infantile al di sotto
dei cinque anni attraverso le vaccinazioni; ridurre di tre quarti la mortalità delle puerpere;
combattere AIDS ed altre malattie infettive come la malaria; preservare l’ambiente e creare un
ambiente sostenibile; creare un partenariato mondiale con particolare attenzione ai paesi in via di
sviluppo e senza sbocco sul mare, oltre tenere alta l’attenzione sul debito estero.
MAURIZIO DONINI