COLDIRETTI ANCONA, SENTENZA CINGHIALI CONFERMA LA NOSTRA BATTAGLIA, ORA SOTTO CONTRO I RIMBORSI LUMACA

La recente sentenza del Tribunale di Ancona che ha visto riconoscere a un agricoltore di Sassoferrato il giusto risarcimento per i danni subiti dalle incursioni della fauna selvatica sui suoi terreni conferma la bontà della battaglia di Coldiretti Marche per superare il meccanismo del de minimis, ovvero l’applicazione del tetto di 15mila euro a prescindere dall’entità del danno. Un’azione sindacale, quella di Coldiretti, portata avanti con tenacia. Grazie a un confronto continuo con la Regione Marche, durante il quale non sono mancati momenti di scontro, si è riusciti a raggiungere il risultato auspicato: dall’anno 2016 gli Ambiti Territoriali di Caccia sono obbligati a risarcire gli agricoltori dei danni senza l’applicazione di alcun tetto. Coldiretti, a tutela di agricoltori e allevatori assediati da anni da una fauna selvatica fuori controllo, continua la sua mobilitazione per far sì che si riducano i danni, riportando sotto controllo la popolazione della fauna selvatica, esercitando il prelievo venatorio anche con il coinvolgimento del Corpo dei Carabinieri Forestali. Questo è un problema non più procrastinabile. Nel frattempo Coldiretti sollecita la Regione Marche a definire, secondo quanto promesso agli agricoltori, gli ultimi aspetti del regolamento unico dei danni affinché, tra le altre cose, gli stessi Atc vengano uniformati nelle diverse procedure e sulle tempistiche dei rimborsi. Non è più accettabile che, nonostante l’Ente regionale abbia anticipato i fondi, ci siano Ambiti fermi con i pagamenti dell’anno 2014 (Atc Ancona 1) mentre la stragrande maggioranza ha provveduto a 2015 e parte del 2016 e alcuni, pochi, abbiamo iniziato anche il 2017. “L’insufficiente e insoddisfacente gestione della fauna selvatica – commenta Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Ancona – sta continuando a creare non solo ingenti danni economici alle aziende agricole ma anche alla sicurezza dei cittadini in virtù del fatto che ormai gli ungulati si incontrano spesso anche a ridosso dei centri urbani. Il risarcimento dei danni è necessariamente doveroso nei confronti di chi perde anni di lavoro e investimenti, ma non può continuare a essere il metodo che rappresenta la regola. Sempre più urgente deve diventare la volontà, da parte degli organi preposti, di costruire e attuare un piano di gestione e controllo in grado di rendere possibile e sostenibile la coesistenza tra fauna selvatica e imprenditori agricoli”.