Repubblica vs Travaglio, gossip agostano e scarsa memoria!

Agosto è storicamente un mese avaro di notizie e dominato dal più becero gossip, vista la quantità di
notizie di questo 2018 si poteva sperare i media si dedicassero ad argomenti ‘importanti’ tipo il crollo della
moneta turca, il sovranismo, il nuovo governo giallo-verde, le tensioni con il gruppo di Visegrad. Ma i colpi
di coda del sensazionalismo paiono sempre godere di ottima salute, senza scomodare le riviste
scandalistiche da spiaggia, quest’anno è stato uno dei quotidiani più prestigiosi a scaldare ulteriormente il
clima arroventato dal solleone.
Capita che, evidentemente a corto di servizi ad alto valore aggiunto, il giornalista Carlo Bonini pubblichi su
Repubblica un tanto inutile, quanto malamente rabberciato, articolo che ripesca un vecchio servizio di
Giuseppe D’Avanzo del 2008. Tutta la fatica di questo stimabile professionista è volta a dimostrare come il
Direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, abbia instaurato un ‘metodo Travaglio’, che punta ad
aumentare le vendite del quotidiano da lui diretto tramite una riedizione della vecchia ‘macchina del fango’
di berlusconiana memoria.
La cornice in cui ci muoviamo è quella di un giornale come Repubblica, che a suo tempo eleggeva Matteo
Renzi come nuova guida illuminata del paese, salvo poi scaricarlo a mare vista la rovinosa caduta del
politico fiorentino. Che ha preso da tempo il posto de L’Unità come house organ del PD, e che lo stesso
Carlo Bonini, che accusa di essere un voltagabbana Travaglio, è passato con apparente nonchalance da Il
Manifesto a Il Corriere della Sera, non esattamente un quotidiano di sinistra…
Ma nulla è peggio che lasciarsi trascinare in una rissa mediatica, ed il Direttore Travaglio sa benissimo come
difendersi, quello che mi interessa è analizzare i fatti da un punto di vista puramente oggettivo. L’accusa di
Repubblica tramite Carlo Bonini è che Marco Travaglio sia rimasto folgorato dai M5S e da Casaleggio, fra le
righe di essere nella scia del potente di turno pare di capire, o per citare il giornalista ‘i nuovi padroni’.
Peccato che proprio Travaglio sia stato attaccato in maniera decisa proprio dai pentastellati in questi ultimi
mesi. A febbraio il Direttore de Il Fatto Quotidiano attaccava Di Maio sugli esterni inseriti nelle liste, dopo
le elezioni sul mancato accordo con la Lega. A gennaio i titoli dei quotidiani riportavano un ‘Travaglio
scarica il Movimento 5 Stelle’, proprio per le sue critiche al movimento su esterni in lista ed altre regole
elettorali. A maggio il Direttore definiva il governo gialloverde ‘una pagliacciata mai vista’, per essere uno
asservito ai pentastellati è notevole. Arrivando a giugno sempre Travaglio attacca in maniera esemplare il
Movimento 5 Stelle sulla vicenda Lanzalone, ma poi perché usare il verbo attacca?
Al di là delle simpatie che legittimamente ogni giornalista porta verso una parte politica in cui si riconosce
piuttosto che un’altra, non è forse etico e doveroso mettere in risalto i pregi ed indicare i difetti dei politici
da parte di un giornalista integerrimo? E’ forse normale che un quotidiano come Repubblica ed il giornalista
Bonini usino il loro inchiostro contro uno stimato professionista come Travaglio? Non mi pare di ricordare
altrettanta decisione verso giornali posseduti, in maniera diretta o indiretta, da parte dei partiti politici ed i
cui colophon sono pieni di ‘veri’ servi del potere.

MAURIZIO DONINI