Infolampo: ambiente – silver economy

Ambiente: più reati e qualche silenzio di troppo
Le ecomafie non si fanno intimorire dalle inchieste, gli arresti e i processi. Che pure ci sono e anche in
crescita. Il business (specie rifiuti e agroalimentare) non conosce freni ma all’opinione pubblica arriva
poco o niente. La denuncia di Legambiente
di Giorgio Frasca Polara
I reati ambientali – dai rifiuti all’abusivismo, dall’agroalimentare alla biodiversità – sono ancora aumentati
nel corso del 2017: il fatturato dell’ecomafia ha registrato l’anno scorso un +9,4% ed è arrivato a 14,1
miliardi. E’ quel che si desume dal rapporto presentato alla Camera dei deputati da Legambiente.
Aumentano i reati ma aumentano anche le inchieste giudiziarie, i procedimenti, gli arresti: merito della
legge 68 del 2015 sugli ecoreati.
Gli illeciti ambientali registrati l’anno scorso sono stati ben
30.692, quasi un quinto in più rispetto al 2016: tre e mezzo
ogni ora. Denunciate più di 32mila persone (+36%) e 11mila
i sequestri (+51,5%). Quasi la metà delle infrazioni (il 44%)
sono state verbalizzate nelle quattro regioni a tradizionale
insediamento della criminalità organizzata. In testa la
Campania (4.382 illeciti, il 14,6% del totale nazionale),
seguita da Sicilia (3.178), Puglia (3.119) e Calabria (2.809).
Non è un caso che segua immediatamente il Lazio, con
2.684 denunce.
Legambiente sottolinea che il 2017 si sia caratterizzato
come l’anno del rilancio delle inchieste contro i trafficanti di
rifiuti: quasi un quarto di tutti gli illeciti contestati
riguardano questo settore, seguito dai delitti contro gli
animali e la fauna selvatica (22,8%), dagli incendi boschivi
(21,3%) e dal ciclo illegale del cemento (21,7%). Tra le tipologie di rifiuti preferiti ci sono i fanghi
industriali, le polveri di abbattimento fumi, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, la
plastica, gli scarti metallici, carta e cartone. Attenzione ad una novità: i trafficanti non puntano più allo
smaltimento vero e proprio ma alle finte operazioni di trattamento e riciclo che consentono di ridurre i
costi di gestione e di evadere il fisco.
Particolare attenzione il rapporto dedica al settore agroalimentare: la filiera illecita vale un miliardo di
euro, + 30% rispetto al 2016. Le persone denunciate o diffidate sono state v22 mila, quasi duecento gli
arresti, 2.733 i sequestri. I settori più colpiti sono quello ittico, la ristorazione, la produzione di vini e
alcolici, sanità e cosmesi. La falsificazione attiene generalmente all’origine geografica del prodotto o alla
denominazione di origine. La falsificazione delle indicazioni geografiche tutelate e delle denominazioni
protette sfrutta qualità, apprezzamento e notorietà dei prodotti alimentari italiani distruggendo l’immagine
http://www.radioarticolo1.it/articoli/2018/07/12/8353/ambiente-piu-reati-e-qualche-silenzio-di-troppo
Pensioni: Cgil, passare da parole a
fatti, Governo convochi sindacati

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Silver Economy: quanto e come spendono gli anziani
L’economia legata agli over 65 è in continua crescita. In Italia la Liguria è maglia d’argento. Dove
spendono i nonni? Molto in spettacoli e intrattenimento.
di Carlo Terzano
In un mondo che sta conoscendo un invecchiamento della popolazione senza precedenti, l’impatto degli
anziani sull’economia assume un ruolo sempre più rilevante. È la Silver Economy, ormai considerata per
bacino d’utenza, numeri e capacità di spesa la terza economia più grande al mondo, con dati in costante e
rapida crescita.
La Silver Economy è l’insieme di tutte le attività economiche dedicate ai bisogni degli over 65, che
include prodotti e servizi consumati direttamente e il relativo business. Consumatori diventati sempre più
centrali nell’economia odierna per due motivi: in Europa, Cina, Giappone e Usa le persone anziane sono o
stanno diventando più numerose e, soprattutto, in un mondo che una ventina d’anni fa ha virato verso la
precarizzazione del lavoro e la diminuzione delle tutele statali (con conseguente sfilacciamento dei singoli
welfare), i nonni oggigiorno sono i soli ad avere capitali degni di nota che possano essere investiti.
Con i suoi 7,6 miliardi di dollari investiti ogni anno solo negli Usa, la Silver Economy dà lavoro a 90
milioni di persone. Non solo: secondo le stime degli analisti è anche il solo settore in grado di
raddoppiare il proprio indotto entro il 2020. Il mercato più grande, però, resta quello asiatico, con 9,1
miliardi di dollari, seguito da quello della “vecchia” Europa (3,5) mentre a chiudere la classifica è l’India
(1,9), come evidenziato da un report di Itinerari Previdenziali-Assolombarda. Del resto, negli ultimi 20
anni l’aspettativa di vita delle persone di tutto il globo è aumentata di 6 anni, dato che si traduce in una
crescita media annua di circa 100 giorni.

IN ITALIA È SILVER UN CITTADINO SU 4
Com’è ben noto, l’Italia, con un silver ogni 4 persone,
rappresenta la prima nazione in Europa per aspettativa di vita,
con 13,5 milioni di abitanti che hanno più di 65 anni (leggi
anche l’ultimo rapporto Istat).
Inoltre sappiamo già che questi dati sono destinati ad alzarsi
ancora in considerazione del fatto che la fascia della
popolazione tra i 50 e i 60 anni è la più ampia della
collettività, ugualmente distribuita tra uomini e donne. I
segnali per una “tempesta demografica perfetta” ci sono tutti:
gli attuali 65enni hanno un’aspettativa di vita di 20,7 anni,
contro 15,3 anni cui si poteva ambire nel 1980 e in più stiamo assistendo a un crollo verticale del tasso di
natalità, ben al di sotto di quanto necessario per mantenere la popolazione costante: 1,37 figli per donna,
secondo i dati di Expo Meeting Innov-aging.
Questo però fa sì che proprio nel nostro Paese la Silver Economy diverrà un settore cruciale
dell’economia. Del resto, dati alla mano, si può notare come, a partire dal 2008, si sia registrato un
aumento del reddito medio da pensione assai più rapido di quello del reddito pro capite. Un altro
indicatore significativo emerge dalla spesa per pensioni, aumentata del 12% tra il 2009 e il 2016, mentre
il resto della spesa primaria è aumentato solo di 0,1 punti percentuali. Di conseguenza, il rapporto tra
spesa per pensioni e altra spesa primaria è salito di oltre 5 punti percentuali tra il 2009 e il 2016,
confermando come, oggigiorno, gli anziani siano i soli con patrimoni significativi da investire.
SPETTACOLI E RISTORANTI: LE SPESE DEI “NONNI”
Ma in cosa investono gli over 65? A sorpresa, e fortunatamente, non (solo) in medicine e badanti, spesa
che pure rappresenta l’8% del totale. Nell’elenco compaiono voci quali: ricreazione, spettacoli, cultura,
articoli per la casa, trasporti, abitazione e comunicazioni. Numeri che consentono di delineare una figura
tutt’altro che anziana, molto dinamica, soprattutto nei consumi: la spesa mensile media è particolarmente
alta e si aggira attorno ai 2.100 euro di cui 1.700 destinati a prodotti non alimentari. Del resto, riporta
l’Istat, lo stile di vita dei nonni è un po’ più salutare di quello dei nipoti: c’è un maggior consumo di frutta
e verdura (26,7% contro 22,1) e si fuma di meno (15,6 contro 19,6). Nonni sempre più arzilli,
consumatori sempre più esigenti.
Il nonno degli anni 2000, inoltre, naviga su Internet e soprattutto fa acquisti on line. Secondo quanto

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spesa/221868/