Il barometro politico di luglio – tra anti-Cristo e Katéchon

L’arrivo di Matteo Salvini nella sala di comando della politica italiana è stato un poco come la venuta
dell’anti-Cristo, scevro da bon ton e savoir faire, adatto piuttosto a grigliate padane e patetico-tamarreria
da osteria di basso livello, si è posto subito contro tutto e tutti nella più becera maniera. Nella sua
livellazione verso il basso non fa distinzioni, accorpa tutto il peggio dei malpancisti italici, attacca rom,
zingari vari, migranti, profughi, stranieri, francesi, tedeschi, non tocca più i meridionali in quanto utili
portatori di voti.
La sua beata ignoranza lo porta a scontrarsi con Boeri, pur non avendo la più pallida idea di ageing e
dell’andamento dell’indice di fertilità, attacca studiosi, economisti, esperti, sulla base di una sua propria
dottrina conseguito all’università di internet. Parla di vaccini quando ha evidenti limiti perfino nella
comprensione di un bugiardino, discorre di pagamenti in contanti senza capire i limiti ed i vantaggi della
moneta elettronica, le sue implicazioni evidenti nel ‘nero’, nell’economia sommersa. E mentre tutto il
mondo va verso limiti all’uso dei contanti bassissimi, lui ipotizza valigette piene di banconote anche per
comprare le aringhe dal pizzicagnolo sotto casa. Non pago entra a gamba tesa nei campi delle
infrastrutture, del lavoro, gli Interni non gli bastano più, l’anti-Cristo padano vuole tutto e subito, ed il
popolo lo premia raddoppiandone il consenso.
Il Movimento 5 Stelle, vero vincitore ai numeri delle elezioni, è parso preso di sorpresa, la dizione per cui
spesso grandi idee sposano uomini impreparati e grandi uomini hanno pessime idee, ha trovato piena
conferma nella creazione di una classe dirigente scelta da ben guidate selezioni online. La già richiamata
università dei social non smette di stupire e la produzione di fenomeni mediatici è quanto mai prolifica.
Bisogna dare atto a Di Maio di essersi perlomeno posto come il Katéchon, è riuscito ad arginare il caos
recuperando un governo di colore gialloverde, dopo il rifiuto del PD, e di avere ora iniziato a mettere alcuni
punti fermi nel dialogo con il tracimante Salvini.
Se fino a poco tempo fa si prevedeva lo scioglimento del PD dentro il M5S, ora il rischio è che lo scontro tra
l’anti-Cristo Salvini con tutto il suo carico di livore ed intolleranza, prevalga sull’argine del Katéchon Di Maio
e che si arrivi ad un deflusso di pentastellati nelle file della Lega, ipotesi quanto mai aberrante.
MAURIZIO DONINI