Il barometro politico di Giugno, Salvini vs Di Maio 3-0

Giugno è stato uno dei mesi più interessanti e deprimenti della travagliata storia politica italiana,
faticosamente composto il governo per i continui stop and go imposti dal Presidente Mattarella, ci si
aspettava che il nuovo esecutivo giallo-verde iniziasse a lavorare sui temi più cari ed importanti esposti in
campagna, elettorale: pensioni, lavoro, reddito.
Nulla di più sbagliato, il navigato politico di Salvini ha preso al balzo la palla che era lì, pronta ad essere
calciata, dell’immigrazione, il nemico contro cui scatenare quello che Cottarelli ha così mirabilmente
definito come popolo individualista privo di capitale sociale. Invece di prendersela con una genìa di politici
che per venti anni hanno tenuto fermo il reddito reale mentre la Spagna avanzava del 30%, i bravi italiani si
sono accodati al bullo leghista contro i poveracci in fuga da guerre e siccità. La Fornero? Non è più un
problema, la disoccupazione? Se esiste è colpa dei negri. Il reddito basso? Sono gli zingari che rubano, tutto
facile.
Salvini si è lanciato in una campagna da quarto reich come se ne sono viste poche, non hanno fatto notizia
le migliaia di sbarchi (in realtà 14.000 contro i 64.000 dello scorso anno), ma i 623 miserabili mandati in giro
per il mediterraneo. Il profeta padano si è lanciato in un j’accuse che dopo i migranti ha preso di mira i rom
riuscendo a confondere la registrazione di un cittadino con una schedatura per razza. Non pago ha
scavalcato il ministro delle finanze proponendo la cancellazione delle cartelle esattoriali, un regalo agli
evasori ed uno schiaffo a tutti gli onesti che hanno sempre pagato. Indignazione popolare? Ma quando mai.
Una volta l’Italia era il paese del ‘volemoce bene’, amore e mandolino, santi e navigatori, ora le frasi che
corrono nel 70% della popolazione sono rivolte a silurare, affondare, bruciare, cacciare, una sorta di
violento pogrom che travolge tutto e tutti.
Come è potuto accadere tutto questo con un partito che ha preso il 17%? Perché chi ha vinto le elezioni
trionfando con quasi il doppio dei voti ha abdicato alla sua funzione eleggendo un premier invisibile, ha un
leader totalmente privo di personalità, la selezione della classe dirigente dal web ha mostrato tutte le sue
lacune ed i suoi limiti. Non basta avere molti amici e parenti e raggranellare qualche decina di voti per
diventare statisti, e quindi il nostro ‘purificatore’ padano ha avuto gioco facile a prendere tutti gli spazi
disponibili.
Il futuro? I sondaggi che in caso di nuove elezioni davano il M5S al 41% e la Lega al 22% si sono dissolti, ora il Movimento è sceso al 29% e la Lega lo ha persino sopravanzato. In mezzo a tutti questi inni alla violenza che in un paese normale sarebbero motivo di Daspo rifulge il totale silenzio del Presidente Mattarella, così attivo nel negare l’incarico a Savona, pare anche lui dissolto nel calore di giugno. Mentre tutti gli indicatori economici e di mercato del lavoro giacciono dimenticati in un cassetto, la nuova milizia padana ha varcato gli appennini e preso possesso del paese.

MAURIZIO DONINI