Il barometro politico di fine maggio – la querelle Savona

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri».

Costituzione Italiana art. 92
Dopo avere superato il record degli 83 giorni necessari al governo Amato per entrare in carica dopo le
elezioni, si pensava di essere arrivati alla quadratura nell’ambito di una inedita coalizione tra M5S e Lega. I
giochi sembravano fatti dopo lunghe trattative su programmi e nomi, e la presentazione della lista dei
ministri al Capo dello Stato pura formalità. Nella Repubblica parlamentare italiana al Presidente vengono
messi in capo vari incarichi, dal comando delle forze armate alla presidenza del CSM. Ma che il potere
esecutivo sia nell’aula parlamentare ed al Presidente della Repubblica siano assegnati compiti formali e di
controllo sugli atti è altrettanto indubbio. Deve controfirmare le leggi ed i decreti, ma al limite in seconda
presentazione li deve comunque promulgare, il potere è all’esecutivo che deve ottenere la fiducia dal
Parlamento, unico organo costituzionale che gliela può concedere o togliere.
Detto questo è corretto che il Presidente della Repubblica si arroghi il diritto di appellarsi all’art.92 per
rifiutare la nomina di un ministro senza lasciare che sia l’aula a decidere in merito? Senza addentrarci in
discussioni da costituzionalisti si possono fare due diverse considerazioni, oggettivamente il prof. Paolo
Savona ha un background inattaccabile, già ministro della Repubblica senza problemi, nominato da Ciampi
nel Berlusconi III del 2005, specializzato al MIT, presenza in svariati organismi economici internazionali,
autore del piano occupazionale per la UE, definirlo inadeguato o anti-europeista è semplicemente ridicolo.
Il fatto che abbia dubbi sull’attuazione delle politiche europee e sul funzionamento dell’eurozona non ne fa
certo un sovranista o un fautore dell’uscita dalla UE. Quindi perché no? Si passa ad una visione soggettiva
su cui si possono avanzare solo ipotesi, al Presidente Mattarella stava antipatico? Andava bene a quello
statista illuminati di Carlo Azeglio Ciampi, ma non al grigio burocrate democristiano Mattarella? Il Capo
dello Stato ha usato l’alibi Savona per far fallire il governo M5S+Lega?
Quali scenari si affacciano adesso? L’incarico al Dott. Cottarelli, economista di stampo mondiale e persona
integerrima è quanto di meglio si possa avere nel nostro paese, ma come possa racimolare i voti necessari
in Parlamento è un mistero. Forza Italia e PD non vedono l’ora di stringere un secondo patto del Nazzareno
e mettere un esecutivo di loro gradimento malgrado la cocente sconfitta elettorale, ma non paiono avere i
numeri necessari e M5S con Lega non potranno mai votare un governo diverso da quello proposto. Si
potrebbe ipotizzare perfino che il gioco di Mattarella sia teso ad aprire una seconda porta all’entrata del PD
assieme al Movimento 5 Stelle, vuoi mai…
In quanto a precedenti le cose si presentano parecchio diverse da quanto prospettato da certe parti
‘interessate’, il no di Scalfaro a Berlusconi del 1994 sulla nomina di Previti alla Giustizia in realtà fece
diventare l’avvocato di Silvio ministro della Repubblica, pur se con cambio di dicastero, alla Difesa. Maroni
ricevette il no da Ciampi per la Giustizia a seguito di carichi pendenti, ma anche lui divenne Ministro della
Repubblica senza problemi, al Lavoro. Il no a Renzi di Scalfaro sulla nomina di Gratteri alla Giustizia è poi
pura invenzione, il Presidente raccomandò di non nominarlo per motivi di opportunità consuetudinaria,
essendo il magistrato ancora in servizio, consiglio che Renzi accolse escludendolo dalla lista. Nei fatti quindi
l’Italia può permettersi un ministro come Previti, ma non uno con il master al MIT, ad maiora.
MAURIZIO DONINI