Dallo Hojo-Jutsu allo Shimbari ad al Kinbaku

Quando si parla di legature, immobilizzazioni, di un contorno che spazia nel bondage del BDSM, pare si percorrano terreni proibiti e perversi. Segno dei tempi ed anche di un certo pruriginoso
malvezzo italico, in realtà lo Shibari, ora noto anche come Kinbaku, è un’antica forma artistica di legatura giapponese che risale al 1400. Ai suoi tempi la pratica era nata per uno scopo molto pratico, rendere innocui i prigionieri di guerra in assenza di prigioni ed in un periodo in cui la scarsità di metalli imponeva l’uso di corde di canapa o iuta. L’originaria arte marziale Hojo-Jutsu, l’immobilizzazione dei prigionieri, nel periodo Edo della dinastia Tokugawa, parliamo del 1700, si è evoluta come forma di arte in cui la legatura proclama tutta la sua bellezza.
In questa epoca lo Shibari assurse alla nobiltà di espressione artistica, non diversamente dal Kabuki e dalle forme pittoriche rientranti nello Ukiyo; o anche Ikebana, Sumi-e (pittura con inchiostro
nero) e Chanoyu (cerimonia del tè). La raffinata arte erotica giapponese, ben lontana dai parossismi di una certa cultura occidentale, se ne è appropriata trasformandola in un approccio sensuale di body art, dove la canapa si intreccia sul corpo umano disegnando raffinati arabeschi e venendo quindi trasformata in feticcio. Erotismo, ma anche estetica, l’uso di corde naturali, a
volte colorate tipicamente di rosso e nero, spesso trattate in modo da aumentarne morbidezza e
flessibilità, permette di realizzare composizioni di grande effetto.
Contrariamente ad altre forme di arte come la pittura e la scultura, in cui lo spettatore ha un ruolo precipuamente contemplativo, nello Shibari esso diventa parte integrante dello spettacolo. Se nel campo Bdsm il bondage è diretto a fini precipuamente sessuali, la legatura in questo caso non è indirizzata al compimento di atti fisici, ma è erotismo puro elevato ad arte tramite rilassamento, meditazione, musiche, specchi. I nodi vengono posizionati su particolari punti di pressione derivandone la posizione dalla tecnica Shiatsu. Il corpo umano non viene mortificato dallo Shibari, che anzi si prefigge di esaltarne la bellezza e le forme, avvolgendolo con armonia e celebrandone la perfezione.
La comunicazione è lo spirito che alimenta lo Shibari, l’originario rituale religioso che connetteva l’umano con il divino, attraverso una trama di corde e nodi  che rappresentavano i Meridiani Energetici KI. Mutuato dallo Shibari il Kinbaku viene utilizzato a fini sessuali, con lo scopo di aprire energia erotica attraverso l’ascolto e l’atmosfera rituale, che comprende un mix di meditazione, sensualità e tecnica.
La tecnica è particolarmente importante in questa pratica per evitare danni e lesioni, anche se non è contemplata nessuna costrizione al collo e quindi siamo distanti da rischi di soffocamento, tendini e muscoli devono essere costretti da professionisti, soprattutto in caso di sospensioni, ed un paio di forbici sono sempre a portata di mano per sopperire ad eventuali emergenze.  Altro requisito fondamentale è la fiducia, che deve essere totale tra il ‘Rigger’ che lega, ed il ‘Bunny’ che viene legato, ci si affida completamente ad un estraneo, ma proprio in questo è insita la bellezza dell’atto.
Contrariamente a quello che si potrebbe ritenere ad un esame superficiale il vero potere sta in chi è immobilizzato, che con l’uso di una apposita parola, la Safeword, può interrompere il rituale in qualsiasi momento.
Il fetish dello Shibari/Kinbaku odierno ha mutuato le quattro caratteristiche seminali dello Hojo- Jutsu, evitare che il soggetto si possa liberare; che possa riportare danni fisici o mentali; che venga resa nota la tecnica di legatura; che la tecnica produca un effetto esteticamente gradevole. Aspetto aggiuntivo volendo, può essere praticato in coppia, dove uno può legare l’altro, sempre sotto controllo di un esperto, o farsi legare entrambi; questo perché la pratica usata genera sensazioni profonde sia a chi viene legato, che a chi lega. Siete ancora perplessi? Sappiate che non solo le corde vengono poste in maniera da essere esteticamente gradevoli formando intarsi artistici, ma nei punti di contatto generano impulsi sensoriali che stimolano i sensi. Il rumore dello scorrimento delle corde, il respiro del partner, il suo odore. Chi è legato si abbandona completamente all’abbraccio delle corde, e quando da queste viene sciolto riceve una sensazione di liberazione e rilassamento.
Abbiamo voluto chiedere un parere da addetto ai lavori a Matteo Stradiotto, noto fotografo di
Shibari:
Matteo, quanto giro, nel senso di appassionati, c’è? Sono in molti quelli che seguono lo
Shibari? Cosa spinge le persone a provare questa forma di arte?
Il giro di appassionati che conosco è in crescita e comunque siamo solo la punta di un iceberg.
Alcuni la vedono come forma d’arte altri come strumento per donare emozioni, altri ancora come parte integrante della loro sessualità.
Sì, certo, nella declinazione che devo descrivere siamo nella sfera dell'erotismo, che da quanto ho visto studiando il fenomeno si tratta del passaggio dallo Shibari al Kinbaku, è corretto?
Diciamo che per i puristi è così, poi a me non piacciono molto le definizioni ahha
Da persona che lo conosce da vicino ed esperto del ramo, consiglieresti questa pratica e perchè?
Io ho una mia personale visione su ciò. È come dire consiglieresti il sesso? Personalmente sì, però stiamo parlando della sfera intima delle persone ed ognuno deve sentirsi libero di esprimersi come meglio crede. Piuttosto che consigliarlo sarebbe opportuno che ognuno si informi e capisca bene la pratica delle corde nel momento in cui inizia ad avere questo interesse per riuscire a farle con consapevolezza e sicurezza indipendentemente si tratti del rigger (colui/colei che lega) o del bunny (il/la legato/a). Ad esempio io non accetto quasi nessuna ragazza che mi si propone come modella per foto di Shibari. Solo dopo aver capito che lei è consapevole a quel punto se ne può parlare.
Sì, ho letto che va fatto sotto controllo di un esperto, ci sono anche i Munch per avvicinarsi
alla pratica giusto?
I munch sono in realtà degli aperitivi organizzati per creare dei momenti aggregativi tra nuovi e
vecchi e curiosi delle pratiche BDSM. Io ad esempio sono uno dello staff che organizza il
munch di Vicenza.
I Munch quindi non rientrano nel mondo Shibari? Ma nel più specifico bdsm? Quelli che si
dedicano alla pratica, di solito proseguono o abbandonano? Nel senso, in percentuale, chi si
approccia prosegue o sono molti quelli che poi abbandonano?
Esattamente. I munch fanno parte del bdsm. Ma un appassionato o curioso di corde ovviamente può venire li perché è il primo passo per conoscere qualcuno che potrebbe praticare lo Shibari. Credo che statistiche ufficiali non esistano. Torniamo al discorso fatto… fa parte di te e il tuo sentire, lo si fa finché lo si sente di fare. Non credo però che la percentuale di abbandono sia così elevata, probabilmente ognuno se lo porta avanti per tutta la vita. O fino a quando il fisico lo permette di fare in sicurezza. Alla fine lo Shibari è una delle pratiche più pericolose del BDSM, e le corde in generale comunque.

MAURIZIO DONINI