Emergenze di uso comune

Nell’emergenza l’uomo dà il meglio e il peggio di sé.
(Roberto Gervaso)
Se si va a vedere l’hashtag #emergenza, i panorama è variegato, emergenza freddo, emergenza neve,
emergenza Africa, emergenza salute, emergenza smog, emergenza scuola, emergenza acqua, emergenza
rifiuti, e potremmo andare avanti con altre minori. Stando alla Treccani la parola emergenza significa
“Circostanza imprevista, accidente, particolare condizione di cose, momento critico, che richiede un
intervento immediato”.
Ora pensiamo quale degli hashtag su riportati si riferisce ad un evento imprevisto, inaspettato, un accidente
improvvisamente occorso, forse la neve in inverno? Il freddo a fine anno? Pare di ricordare che da che
mondo è mondo in Italia d’inverno nevichi a faccia freddo, anzi, ogni anno di meno, emergenza improvvisa?
Quante amministrazioni sono passate affrontando l’emergenza rifiuti? Eppure i decenni di governo di
giunte di colori diversi non hanno risolto il problema, possiamo sempre chiamarla emergenza e risolverla
facendo viaggiare tir di rusco per le nostre strade. Dove manca l’acqua, sono zone dove scarseggia da
sempre e non si è mai risolto; la scuola ha visto riforme su riforme senza risultati, portando solo a scioperi
continui. L’Africa soffre fame e siccità da secoli nell’indifferenza più o meno totale, la gestione salute riesce
perfino a peggiorare nel tempo.
Poi abbiamo l’emergenza smog, da che mi ricordi sono decenni che se ne parla, ma non la si affronta se non
nel solito modo dei blocchi del traffico. Un sistema iniziato con la crisi medio-orientale seguita alle guerre
tra israeliani e mondo arabo, lo shock petrolifero con l’esplosione del prezzo del petrolio, poi
l’inquinamento. A tutto questo come hanno risposto i governi, sia centrale che locali, italiani? Con riforme
sistemiche? Giammai, con il blocco del traffico alle auto private, dalle targhe alterne ai blocchi più o meno
totali, per fasce orarie, per numero di occupanti, per sesso, per peso, per colore del maglione, in base al
cagnolino scodinzolante sul cruscotto magari.
Ovviamente nulla di tutto questo ha mai prodotto risultati tangibili, anche dopo giorni di blocco
l’inquinamento non scende, ma gli amministratori nostrani sono pronti a cavalcare l’onda mediatica ed a
mettersi la foglia di fico del benessere pubblico come cappello di una profonda anima ambientale. Il parco
circolante oramai è composto per la gran parte da mezzi poco o nulla inquinanti, ma è facile prendersela
con gli automobilisti privati. Poi le strade sono piene di mezzi pubblici inquinanti, di enormi autobus vecchi
di decenni, di furgoni malmessi, di camion e tir senza nessun controllo, quando li controllano il 70-80%
risulta fuori legge. Ma intervenire sui trasportatori è causa di immediata rivolta e sono una base elettorale
molto unita e potente, figuriamoci poi investire sui mezzi pubblici. Controlli sui condomini? Sulle fabbriche?
Non si vuole nemmeno agire su casi tipo Ilva che emettono sostanze cancerogene, figuriamoci per il resto.
Non c’è nemmeno dissintonia tra i vari colori governanti, destra e sinistra hanno sempre e solo adoperato
questo mezzo senza problemi, la lega in Veneto, i forzisti in Lombardia, i rossi in Emilia-Romagna, se si
pensava i penta stellati tenessero fede alla promessa di efficientazione e competenza anche lì solo
delusioni. A Torino la giunta Appendino riesce perfino a fare peggio di chi ha sostituito bloccando anche i
diesel Euro 5, ma solo i diesel, senza evidentemente sapere che dal protocollo 5 le omologazioni benzina e
diesel prevedono gli stessi livelli di emissione. Magari se non si vuole affrontare il problema seriamente, si
potrebbe stipulare un abbonamento a Quattroruote almeno….
MAURIZIO DONINI