Infolampo: Manovra – Iussoli

manovra-1217Manovra: il governo convoca i sindacati
Il ministo Poletti ha fissato un incontro per lunedì 16 ottobre, subito dopo la mobilitazione indetta per
sabato da Cgil, Cisl e Uil. Camusso: “Vogliamo risposte concrete sui temi posti, a cominciare dalle
questioni relative ai giovani e alla previdenza”
“Ci auguriamo che nell’incontro di lunedì prossimo il governo presenti delle risposte concrete sui temi
posti dal sindacato, a iniziare dalle questioni relative alle pensioni e al lavoro e, tra queste, il blocco
dell’automatismo di crescita dell’età pensionabile e una pensione contributiva di garanzia per i giovani”.
È quanto dichiara il segretario generale della Cgil Susanna Camusso in seguito alla convocazione da parte
del ministro del Lavoro Giuliano Poletti.
“Le nostre richieste, in gran parte contenute nel verbale sottoscritto un anno fa – ricorda Camusso – sono il
congelamento dell’aumento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita, la costruzione
di una prospettiva previdenziale per i giovani e il riconoscimento del lavoro di cura, la modifica e
l’estensione dell’Ape sociale e dell’intervento per i lavoratori precoci, la rivalutazione delle pensioni e
migliori condizioni di accesso alla previdenza integrativa”.
Per quanto riguarda i giovani e il lavoro per il segretario generale della Cgil “è importante rafforzare e
sostenere gli investimenti, pubblici e privati, e gli strumenti di politica attiva e passiva di governo del
mercato del lavoro, a iniziare dalla proroga degli ammortizzatori sociali”.
“Sono queste insieme al rinnovo dei contratti di lavoro e alla garanzia di una sanità efficiente, le
rivendicazioni con cui sabato scenderemo in piazza in tutta Italia insieme a Cisl e Uil”. “Rivendicazioni
che riguardano la vita concreta di milioni di persone ed esigenze di tutto il mondo del lavoro, e per questo
respingono ogni logica di contrapposizione generazionale o territoriale. Dare risposte positive a queste
richieste – conclude Camusso – sarebbe un gesto di responsabilità del governo. Se ciò non avverrà il
sindacato rafforzerà e darà continuità alla sua mobilitazione”.
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Ius soli, Pedretti (Spi-Cgil) aderisce a sciopero fame
Cresce la mobilitazione per riaprire il capitolo della legge sulla cittadinanza dei bambini immigrati,
conosciuta come” ius soli”. L’appuntamento è per domani pomeriggio alle ore 16,30, con la
manifestazione che di terrà a Roma, in piazza Montecitorio.
L’invito a partecipare, rivolto a pensionati, attivisti e dirigenti della categoria sindacale, arriva anche da
Segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti. Il leader dei pensionati della Cgil ha anche aderito allo
sciopero della fame a staffetta che insegnanti, studenti e politici di ogni schieramento, realtà associative e
sindacali stanno promuovendo perché la legge impropriamente definita “Ius Soli”, che attende il via
libero al Senato, venga definitivamente approvata.
“Lo sciopero della fame a staffetta – ha dichiarato Pedretti – è uno strumento utile a richiamare la politica
alle proprie responsabilità e a sostenere una legge che riconosce il diritto di cittadinanza a centinaia di
migliaia di bambini e ragazzi che vivono e studiano nel nostro paese”.
“Lo Spi-Cgil – continua Pedretti – conferma così la propria partecipazione ad un movimento di opinione
che unisce società civile, insegnanti, associazioni e organizzazioni sindacali in una battaglia di civiltà e di
giustizia che deve essere assolutamente sostenuta”.
Cos’è prevede la legge sullo ius soli
La legge, che riguarda soprattutto i bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccoli,
aumenta i criteri per ottenere la cittadinanza italiana.
Quali sono le regole attuali
L’ultima legge sulla cittadinanza risale al 1992 (ius sanguinos, dal latino, “diritto di sangue”). Prevede
che un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano; oppure che un bambino nato da genitori
stranieri, anche se nato in italia, può ottenere, dopo richiesta, la cittadinanza ma solo dopo aver compiuto
18 anni e solo se fino a quel momento abbia risieduto in Italia “legalmente e ininterrottamente”. Le norme
attuali escludono quindi per diversi anni dalla cittadinanza e dai suoi benefici decine di migliaia di
bambini nati e cresciuti nel nostro paese, e lega la loro condizioni a quella dei genitori, il cui permesso di
soggiorno nel frattempo può scadere costringendo tutta la famiglia a lasciare l’italia.
Cosa cambierebbe con lo ius soli
La nuova legge introdurrebbe lo ius soli “temperato”: un bambino nato in Italia diventa automaticamente
italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Non solo. Se il
genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve soddisfare tre
condizioni:
– avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
– disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
– superare un test di conoscenza della lingua italiana.
L’altra strada per ottenere la cittadinanza è quella del cosiddetto ius culturae, e passa attraverso il sistema
scolastico italiano. Potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro
i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo
scolastico (cioè le scuole elementari o medie). I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i
18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato
un ciclo scolastico.
Quanti sono interessati
Secondo uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati ISTAT, al momento in Italia ci sono circa 1
milione e 65mila minori stranieri. Moltissimi di questi ragazzi sono figli di genitori da tempo residenti in
Italia, oppure hanno già frequentato almeno un ciclo scolastico (a volte le due categorie si
sovrappongono). Sempre secondo i calcoli della Fondazione Leone Moressa, al momento i minori nati in
Italia da madri straniere dal 1999 a oggi sono 634.592 (assumendo che nessuno di loro abbia lasciato
l’Italia). Per quanto riguarda lo ius culturae, sono invece 166.008 i ragazzi stranieri che hanno completato
almeno cinque anni di scuola in Italia, non tenendo conto degli iscritti all’ultimo anno di scuole superiori
perché maggiorenni.

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aderisce-sciopero-fame.html#more-9304