Infolampo: Democrazia – Giovanilismo

democraziaPer la democrazia, per la Costituzione

Riparte al Senato l’esame della manovra sui conti pubblici che reintroduce i voucher. E la Cgil rilancia

la sua iniziativa per contrastare il “furto di volontà popolare”: lettera di Susanna Camusso, petizione on

line e manifestazione a Roma il 17 giugno

di Alice Frei

Valori come la partecipazione, principi come quelli definiti nell’articolo 75 della nostra Carta

fondamentale non possono venir sottomessi alle convenienze dei governi e delle maggioranze politiche.

Questo il ragionamento alla base della campagna di protesta della Cgil a fronte della reintroduzione dei

voucher inserita nella manovrina di aggiustamento del

bilancio dello Stato.

I buoni lavoro, non ci stancheremo mai di ricordarlo, erano

stati aboliti per decreto dal governo Gentiloni per evitare i

referendum promossi dalla Cgil (si sarebbe dovuto votate

domenica 28 maggio). Lo stesso governo e la stessa

maggioranza che dopo averne decretato la fine, nemmeno un

mese dopo li ha fatti rientrare dalla “finestra” della

manovrina, un decreto legge omnibus composto da 67 articoli

e una variegata serie di interventi grandi e piccoli che la

Camera ha licenziato (con voto di fiducia) alla fine della

scorsa settimana con 218 si, 127 no e 5 astensioni. Il testo da

oggi andrà al Senato dove l’esito finale non è affatto scontato

e il governo Gentiloni potrebbe rischiare la crisi politica in un

quadro dove comunque le elezioni anticipate sono messe

nell’ordine delle cose possibili nel quadro di un inedito accordo tra le quattro principali forze politiche del

Paese.

Ma quello che è successo alla Camera la scorsa settimana è un fatto assai grave e rilevante: il Parlamento

ha cancellato la volontà di milioni di persone che avevano sostenuto la campagna della Cgil e firmato per

i referendum. Della necessità di una risposta forte e consapevole alla violazione della Costituzione parla

in una lettera-appello il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

“Come certamente è noto, la Cgil ha proposto due quesiti referendari -sull’abrogazione dei voucher e la

responsabilità solidale negli appalti – a sostegno dei quali sono state raccolti oltre due milioni di firme.

Ammessi dalla Suprema Corte di Cassazione, i due referendum avrebbero dovuto svolgersi lo scorso 28

maggio”. Inizia così l’invito a quanti hanno a cuore le questioni della democrazia, il ruolo delle

istituzioni, il corretto rapporto con i corpi intermedi a sottoscrivere la petizione on line lanciata dalla Cgil

all’indomani del voto deilla Camera e che ha già superato quota 20mila firme.

Nella sua lettera la leader della Cgil ripercorre tutte le tappe della vicenda. “Con un Decreto Legge,

definitivamente convertito lo scorso 21 aprile, il Governo ha deciso di cancellare i voucher, determinando

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Il 7 giugno pensionati sulla rotta

balcanica al fianco dei migranti

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Il giovanilismo nuovo paradigma politico

Nei paesi dove i partiti hanno perso importanza la politica, diventata un prodotto commerciale, si affida

al marketing, che ha imposto come parola d’ordine il “cambiamento”, verso dove e per far cosa non

sembra avere importanza. Quindi il leader deve essere giovane. Ma così non si governano processi

complessi

di Claudio Salone

Scrive Stefan Zweig:

“Mentre nei nostri tempi così radicalmente mutati rispetto al passato ogni quarantenne fa di tutto per

apparire un trentenne e un sessantenne per apparire un quarantenne, mentre oggi la gioventù, l’energia, il

dinamismo e la fiducia in se stessi sono valori di primo piano e che raccolgono vasto consenso, nella

passata “Età della Sicurezza” bisognava che chiunque desiderasse progredire cercasse in ogni modo, con

qualunque mascheramento, di apparire più vecchio. I giornali raccomandavano mezzi per accelerare la

crescita della barba, giovani medici di ventiquattro, venticinque anni, che avevano pur superato gli esami

professionali di abilitazione, portavano folte barbe e indossavano, anche quando i loro occhi non ne

avevano alcun bisogno, occhiali d’oro, così da poter trasmettere ai loro pazienti quantomeno

l’impressione di “essere esperti”. Allora si indossavano lunghe finanziere scure e si incedeva in modo

lento e misurato e, quando era possibile, ci si faceva crescere una discreta pancetta, per incarnare questa

ambita posatezza. Chi voleva farsi strada, faceva ogni sforzo per contrastare, quantomeno nell’aspetto

esteriore, quella fragilità che si riteneva intrinseca all’essere giovani.” (1)

È dunque esistito un tempo in cui “essere giovani” non solo non era un valore assoluto, ma addirittura un

“difetto” da mascherare. Zweig, nato a Vienna nel 1881, coglie nel suo libro di memorie il momento di

passaggio dal mondo della sicurezza a quello della nostra inquieta modernità, che egli fa coincidere con la

fine della Grande Guerra e il crollo dell’impero austro-ungarico. Tra le caratteristiche fondamentali di

questa modernità c’è proprio il mito del giovanilismo, nato già con il Futurismo negli anni ’10 del secolo

scorso e poi annesso ideologicamente dai regimi autoritari e totalitari (il fascismo, il nazismo e lo

stalinismo sovietico).

Il giovanilismo diventò altresì ben presto un elemento determinate nella nascente nuova logica dei

consumi. Con la creazione della categoria dei “clienti giovani” cui destinare prodotti specifici, si sono

sviluppati settori commerciali in continua espansione. Una volta creato il tabù della vecchiaia, a coloro i

quali non accettano il loro status anagrafico e desiderano restare, anche se solo all’apparenza, giovani a

tutti i costi, si offre un’enorme gamma di possibilità, che investe pressoché tutti gli ambiti merceologici.

Le cifre d’affari della chirurgia estetica, in crescita esponenziale, basterebbero ad indicare quanto sia

robusta e inarrestabile questa tendenza.

Da ultimo abbiamo assistito a un ulteriore allargamento del giovanilismo alla politica “democratica”. Non

si tratta più della “maschia gioventù littoria” (non si intitola forse “Giovinezza“ l’inno del Fascismo

italiano?), bensì, in un mondo in cui trionfano l’individualismo e l’atomizzazione, di un potente surrogato

ideologico.

Come è importante che un’attività commerciale innovi continuamente prodotti e vetrine, “per non restare

indietro rispetto alla concorrenza”, così, per una politica che ha perso la sua bussola originaria,

l’affermazione del valore assoluto del cambiamento può essere un buon veicolo per la conquista del

potere. Ecco perché oggi, per un politico di successo, l’importante è essere giovani, l’importante è

“rottamare”, mettersi on the road. Verso dove e per far cosa non sembra avere soverchia importanza.

Ora, se è vero che in taluni ambiti dell’attività umana essere giovani è decisivo (penso a talune attività

sportive, ma anche a determinati ambiti scientifici, come, ad esempio, quello matematico, dove di solito si

dà il meglio di sé sotto i quarant’anni), non vi è chi non veda che l’agire politico è attività più assimilabile

alla pratica medica, dove l’esperienza e la solidità dovrebbero contare di più. Dovendo sottoporsi a

un’operazione chirurgica, chi di noi andrebbe alla ricerca di un medico pur bravo, ma uscito da poco

dall’università?

La politica, diventando invece sempre più una questione di marketing e quindi venendo considerata alla

stregua di un qualsiasi prodotto commerciale da piazzare sul mercato, non può non subire il fascino del

giovanilismo. L’elezione di Emmanuel Macron in Francia mi pare sia esemplare in questo senso:

1. Macron è stato eletto senza avere alle spalle un partito (che è – o dovrebbe essere – il deposito

dell’esperienza di anni di azione e di presenza sul territorio; nel caso dello sventurato PS, tale deposito è

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