Laureandi o laureati, cercasi Dottore

cercasidottoreLa prima metà della mia vita sono andato a scuola, la seconda metà della mia vita ho avuto una

formazione.

(Mark Twain)

Gli italiani forse si rifanno agli scritti del grande scrittore statunitense quando si tratta di scuola. Gli

sconfortanti risultati che la scuola italiana produce o che non riesce a correggere, 5% di analfabetismo, 30%

di mancato recepimento dell’informazione assunta, 35% di mancata comprensione ed elaborazione, non

migliora se parliamo di università.

Con chiunque si parli e ovunque si guardi si trovano universitari, già, iscritti sì, tanti, dottori molto meno. A

dire il vero c’è chi fa peggio, la tanto vituperata Romania che si porta a casa un 25% contro il nostro 26%,

c’è solo da chiedersi quanto ci metteremo a conquistare l’ultima piazza considerando i progressi del paese

balcanico. Ma ben lontani siamo dalla media europea che chiama un bel 39,1%, molto vicino al 40% che è

nei desiderata di Europa 2020.

Ma noi italiani siamo bravi, quando non possiamo raggiungere gli obiettivi, a cambiare i parametri, così se il

nostro governo sta spingendo per cambiare i parametri di bilancio UE perché non riuscendo a rispettare un

percorso virtuoso dei conti, spera di poter ‘truccare’ i modi di contarli, sui laureati ci riesce benissimo a fare

‘piccoli aggiustamenti’. Basta stabilire un target ben lontano dai parametri europei, così il 26,2% di laureati

in Italia è sbandierato come un successo ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

A margine possiamo notare come la Lituania si doppi con un sonante 58,7% e perfino la povera Cipro

chiama il 53,4%, insomma noi abbiamo tanti laureati, ma evidentemente al momento di tirare le reti, o

dare gli esami, ci sono cose più importanti da fare e si resta iscritti a vita.

Ad maiora

MAURIZIO DONINI