Libertà di stampa e la deriva autoritaria

ungheriaIl Népszabadsàg, il cui nome significa 'popolo libero', fondato nel 1956, è stato l'organo ufficiale di stampa

del Partito Socialista Ungherese dei Lavoratori (MSZMP) ai tempi di Janos Kadar, Presidente del Consiglio

magiaro dal 1956 al 1965, considerato Capo di Stato de facto fino al 1988. Il quotidiano è stato acquistato,

dopo la transizione democratica del 1989, dal Gruppo tedesco Bertelsmann AG, per passare, nel 2003, a

quello svizzero Ringier. Nel 2014 è stato rilevato dalla società Mediaworks, filiale dell'impresa austriaca

Vienna Capital Partners (CVP), di Heinrich Pecina, che ha recepito la quota del Partito Socialista nel 2015.

Alla fine pare, anche se mancano le conferme ufficiali, che lo stesso sia stato venduto ad un uomo molto

vicino al premier ultra-nazionalista Viktor Orba, e sempre, casualmente, è andata a finire che una mattina i

giornalisti hanno trovato le porte chiuse del quotidiano.

La società austriaca attribuisce la chiusura a motivi economici, vendite a picco e perdite senza fine, ma il

tutto è accaduto dopo una serie di inchieste che hanno fatto emergere clamorosi casi di corruzione a

danno di esponenti del governo e del partito del premier. Nei paesi anglo-sassoni ed in generale all’estero,

la professione è vista come una sorta di cane da guardia del potere, cosa che in Italia possiamo attribuire a

pochi casi isolati, Report, Il Fatto Quotidiano, in parte L’Espresso. Ma la libertà di stampa è sempre a rischio,

e con essa la stessa forza del popolo ad essere informato, ad avere trasparenza e conoscenza dei fatti, in

modo da poter decidere in maniera consapevole. Purtroppo fatti come quelli accaduti in Ungheria sono in

molti paesi uso comune, ricordiamo la Russia solo per citarne uno, ma mentre sui nostri tg passano notizie

più o meno inutili, magari di talent o calciofile, i soprusi verso la libera informazione non vengono

praticamente mai citati.

La notizia che al G7 di Lucca la polizia, quella italiana, oltre avere caricato i manifestanti, ha manganellato

giornalisti e fotografi, ha avuto solo un veloce passaggio su LA7. Il ministro Minniti, così deciso nella politica

sui migranti, ha fatto notizia per il suo assoluto silenzio sulla vicenda, le forze dell’ordine dovrebbero

garantire la sicurezza dei cittadini, ed in primis di quelli dell’informazione, forse la documentazione dei fatti

risulta sgradita?

MAURIZIO DONINI