Carta stampata – finché la barca va….

giornali-1La micidiale proliferazione della carta stampata rischia di togliere alla funzione di editore qualsiasi senso e

destinazione.

Giangiacomo Feltrinelli

Le parole di Feltrinelli paiono oramai molto più che superate, il declino della carta stampata, del classico

quotidiano da sfogliare, appare continuo e l’unica cosa che cresce è la percentuale di sparizione. In preda

alla disperazione gli esperti, o meglio i diretti interessati, danno la colpa alle nuove tecnologie, i giornali non

si vendono più perché c’è internet. Veramente oltre che non vendersi potremmo aggiungere che non si

leggono più, ma in tutte queste analisi manca sempre un minimo di autocritica, mentre abbonda invece la

presunzione.

E’ vero come faceva notare Severgnini che manca in Italia l’abitudine al giornale, al sedersi a bere un caffè e

sfogliare il quotidiano, ma nemmeno questo, a mio parere, sarebbe sufficiente se manca il ‘prodotto’. Le

cifre raccontano che i maggiori quotidiani vendono la miseria di 230.000 copie per il Corsera, 200.000 per la

tanta acclamata Repubblica, ed appena 100.000 per il Quotidiano Nazionale. In compenso,

misteriosamente, le copie stampate sono perfino il doppio delle vendute, con ampio spreco di cellulosa,

costi di trasporto e distribuzione, inquinamento e spreco conseguenti.

Il ‘prodotto’, già, quante cose interessanti si trovano in un giornale o settimanale di approfondimento?

Tecnicamente indagini ineccepibili, leggibilmente di una noia mortale, chi riesce a terminare un articolo è

degno di una medaglia al merito. Conformismo, spesso un certo asservimento all’informazione ufficiale, si

riportano dichiarazioni di politici che sono sempre le stesse, cambiano solo le bocche che le declamano, ma

somigliano più ad un patetico libro dei sogni che a reali intenzioni e fatti. Eppure di tutta questa critica che

sarebbe da fare spulciando i comunicati e le press room dei vari responsabili politici non vi è traccia. Se

l’articolo più interessante del numero odierno di Repubblica è da ascriversi a Robert Redford, che

giornalista non è, un motivo ci sarà. Non si vede vita negli articoli, manca un minimo di humor che colori il

racconto di fatti già di per sé noiosi, un ‘piattume’ che si riverbera nel crollo delle vendite, se un post di

Lercio.it raccoglie più consensi di un editoriale in prima pagina di Repubblica qualcuno dovrebbe porsi delle

domande.

Ma la mancanza di autocritica è totale, le continue proposte di abolizione dell’Ordine dei Giornalisti che

vengono periodicamente avanzate dai politici al governo nell’ottica dell’abolizione di albi e congreghe

medievali non trovano sbocco, la stessa provocazione fatta dal Presidente dell’ANSA è passata in trafiletti

in decima pagina, ma il problema resta. Chiunque abbia provato ad avanzare proposte di collaborazione

alle varie testate ha potuto verificare il muro di gomma contro cui si va sbattere, moduli prefabbricati da

compilare online e mail cui nessuno mai risponde nemmeno per uno scambio di vedute. Ed intanto la barca

della carta stampata affonda lentamente, ma inesorabilmente….

MAURIZIO DONINI