Da infolampo: invecchiamento attivo – sisma

body_51Invecchiamento attivo: ieri audizione alla Camera

Si è svolta ieri l’audizione delle Segreterie nazionali dei sindacati dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp

Uil presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati per esaminare la proposta di legge

sull’impegno delle persone anziane per lo svolgimento di lavori di utilità sociale.

L’audizione era stata chiesta non solo per rappresentare il

punto di vista delle Organizzazioni Sindacali dei

pensionati sulla necessità di una legge quadro

sull’invecchiamento attivo e sulle caratteristiche che tale

legge dovrebbe avere, ma anche per manifestare le nostre

preoccupazioni sul carattere riduttivo delle proposte di

legge che affrontano il tema dell’invecchiamento attivo e

sui contenuti specifici di alcune delle proposte in esame.

Quello che chiediamo, infatti, è un approccio a 360 gradi

che affronti la tematica dell’invecchiamento attivo nella

sua complessità. La legge quadro dovrebbe muovere dalla

consapevolezza che l’invecchiamento attivo si costruisce

lungo tutto l’arco della vita, e affermare la necessità di

garantire alle persone anziane una vita dignitosa e una

partecipazione dinamica alla vita sociale, politica e

culturale, evidenziando l’importanza della partecipazione

attiva delle persone anziane, delle relazioni sociali e

familiari per contrastare la cultura dell’esclusione e la

solitudine.

La legge dovrebbe, inoltre, promuovere

l’autodeterminazione delle persone anziane,

valorizzandone il ruolo nella comunità, sia attraverso la

partecipazione in attività di utilità sociale che attraverso la

promozione di nuove forme di socializzazione e di

partecipazione, in un’ottica d’incontro intergenerazionale e interculturale.

Le domande e i chiarimenti formulati e richiesti dal Presidente della Commissione e dai numerosi

deputati presenti hanno segnalato una significativa attenzione alle problematiche da noi poste.

Abbiamo depositato una memoria che contiene le nostre richieste. Ora la Commissione procederà alla

definizione di un testo base unificato e chiederà all’Aula che sia riconosciuta alla Commissione la sede

legislativa. Valuteremo il testo definitivo una volta ultimato con l’augurio che risponda a quanto abbiamo

chiesto.

Le nostre richieste

Leggi tutto: http://www.spi.cgil.it/invecchiamento_legge_quadro

Leggi il programma

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Aree del sisma, il rischio si chiama spopolamento

La Cgil ha elaborato il Pses, un progetto che si pone come obiettivo quello di avviare da subito il

rafforzamento e la riqualificazione dei territori colpiti dal terremoto e, per estensione, delle zone interne

dell’Appennino

di Gaetano Sateriale

Negli incontri che i sindacati hanno avuto nelle ultime settimane con il Commissario alla ricostruzione e

il capo della Protezione civile, è emersa più volte la preoccupazione che, una volta superata la fase di

emergenza e di prima ricostruzione delle aree colpite dai ripetuti eventi sismici degli scorsi mesi, non vi

siano in quei territori le condizioni per un reinsediamento stabile della popolazione e delle attività

economiche e civili necessarie al consolidamento urbano e sociale. Si teme, al contrario, che continui lo

spopolamento delle aree interne dell’Appennino, iniziato ben prima del terremoto e dovuto alla

frammentazione dei centri urbani, alla scarsità delle strutture di servizio e alla fragilità di molte imprese.

Questa preoccupazione di un progressivo futuro spopolamento è condivisa dalle strutture sindacali

(nazionali, regionali e territoriali) del coordinamento Cgil delle aree del sisma. Per questo, parallelamente

alle iniziative legate alla fase di emergenza e di prima ricostruzione, lo stesso coordinamento ha di recente

elaborato un Progetto di sviluppo economico e sociale (Pses, leggi qui il testo del documento) con

l’obiettivo di avviare da subito il rafforzamento e la riqualificazione del territorio del sisma e, per

estensione, delle aree interne dell’Appennino. Primari campi di intervento del Pses, in una logica di

sostenibilità dell’area, sono le infrastrutture viarie e ferroviarie, le scuole e le università, le attività

economiche di agricoltura, industria e commercio, l’assistenza sociale e sanitaria, la salvaguardia e la

valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.

Non si tratta in nessuno di questi ambiti di riempire un vuoto assoluto, quanto di integrare, valorizzare e

implementare l’esistente. Nel progetto della Cgil si richiede la predisposizione di una “Zona economica

speciale”, che sia in grado, ai sensi della normativa europea in materia, di attrarre investimenti e facilitare

la creazione di nuove attività economiche, a partire dallo sviluppo di innovazione e ricerca e dalle filiere

produttive e commerciali già presenti: legate queste ultime alle caratteristiche delle facoltà universitarie

dell’area. Anche nell’ambito delle logiche della ricostruzione, è infatti opinione della Cgil che non sia

sufficiente “ricostruire tutto com’era prima” e che ricostruzione e innovazione tecnologica e di servizio

debbano essere strettamente legate, se si vogliono produrre maggiori e migliori occasioni di lavoro.

È il caso, tra gli altri, del sistema sanitario, che – data la frammentazione dei nuclei abitativi in frazioni

interne a piccoli Comuni – ha la necessità di essere riprogettato per reti di servizi di prima assistenza

diffusi nel territorio, piuttosto che non ripristinando un sistema esclusivamente centrato su ospedali per

acuzie, spesso lontani dai paesi appenninici. Quello della frammentazione e della dimensione ridotta dei

Comuni è uno dei problemi che vanno risolti attraverso la promozione di strumenti di coordinamento e

unione comunale, che mettano in grado, senza sopprimere le entità municipali originarie, di coordinare le

principali funzioni amministrative, in modo da poter gestire le esigenze di una popolazione anziana e

dispersa in frazioni. Soprattutto nell’emergenza, si è misurata la sproporzione esistente, anche a causa

della dimensione di molti Comuni, tra esigenze e servizi.

È infine convinzione della Cgil che vada promossa la potenzialità turistica dell’area del sisma attraverso

la creazione di Parchi naturali nazionali, collegati fra loro in un percorso appenninico più vasto, dotato di

capacità ricettive mirate, e che debba essere richiesto l’inserimento della città dell’Aquila e dei borghi

medievali appenninici nella World heritage list dell’Unesco. Il Progetto di sviluppo economico e sociale

sarà prossimamente presentato in quattro iniziative regionali con le strutture Cgil, e successivamente a un

confronto con Cisl e Uil e le istituzioni di governo territoriale, in un percorso di promozione, dal basso, di

programmi coerenti di rilancio delle economie e delle società colpite dal sisma, nonché di verifica

dell’impiego delle risorse dell’emergenza e dei fondi europei, nazionali e regionali legati allo sviluppo

delle aree interessate. Parallelamente, si dovrà dar vita a incontri con i ministeri interessati, per valutare il

grado di convergenza sulle proposte avanzate e avviare la realizzazione di un programma di

rafforzamento infrastrutturale, economico e di servizi delle aree interne del Paese.

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