Da Infolampo: Pedretti – Aspettativa

jobacts016«Il governo ascolti il Paese e modifichi con noi il Jobs

act»

Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil, a proposito dei vostri referendum abrogativi, il

presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha detto che il Jobs act funziona e quindi non va cambiato.

«Beh, funziona solo in quanto sta allargando il precariato. In più si sta assistendo ad un aumento dei

licenziamenti, soprattutto senza giusta causa. Io penso invece che il governo, dopo l’esito del referendum

costituzionale dovrebbe ascoltare i giovani che difatti hanno votato in massa “No”. Giovani che

soprattutto al Sud hanno meno diritti, meno salario e sono lasciati soli in rapporto ai datori di lavoro».

intervista di Massimo Franchi

Nel Pd però ci sono posizioni più articolate anche da parte di chi ha appoggiato Renzi e ha votato Si al

referendum costituzionale. Cesare Damiano e il ministro Andrea

Orlando chiedono un confronto con i sindacati per modificare le leggi

che chiedete di cambiare, anche quelle sull’articolo 18. Crede che

faranno breccia?

«Io reputo questo nuovo governo totalmente legittimo. E allora penso

che debba rispondere ai bisogni reali del Paese. Per farlo dovrebbe

aprire un confronto come ha fatto con successo sul tema delle

pensioni. Se facesse così sarebbe un governo forte con al centro un

Pd forte perché in politica riconoscere gli errori è un segno di forza,

non di debolezza».

Invece molti chiedono di andare alle elezioni entro aprile anche per

evitare i referendum della Cgil, facendoli slittare alla primavera 2018.

«Sarebbe la risposta più debole che la politica può dare ai milioni di

persone che hanno frenato i nostri quesiti chiedendo al Parlamento di

modificare le leggi su voucher, responsabilità solidale negli appalti e

reintegra in caso di licenziamenti illegittimi. Mi chiedo: possono

essere i voucher lo strumento di lavoro nel futuro? Vogliamo

innovare il Paese mandando i giovani dal tabaccaio ad acquistarli?

Vogliamo che il futuro sia una riduzione costante delle retribuzioni in un sistema che mette i lavoratori

sotto ricatto? Non posso credere che un partito che si dice di sinistra sostenga queste posizioni. In questo

caso quando si voterà i nodi verranno al pettine. E sarà il secondo giro di ciò che è accaduto il 4

dicembre».

Pensa che in quel caso si riproporrebbe la cosiddetta “accozzaglia” anti Renzi?

«Se il governo mantiene l’idea di autosufficienza e non risponde all’esito del referendum costituzione è

evidente che lo schema si riproporrà. Io vorrei evitare la strumentalità della destra che appoggia quesiti

Leggi tutto: http://www.spi.cgil.it/pedretti_unita_referendum_cgil

La giusta causa:

un’Europa sociale

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Aspettativa di vita, i fattori dietro il calo in Italia e Stati

Uniti

Il troppo cibo e il poco sport sono alla base del trend nel nostro Paese. L’abuso di oppioidi e alcol negli

Usa. Mentre nel resto del mondo si registra una tendenza opposta. L’articolo di pagina99.

Non accadeva da decenni: negli Stati Uniti la speranza di vita è calata. Nel 2015 c’è stata una

diminuzione di circa un mese rispetto all’anno precedente, da una media di 78,9 a 78,8 anni. Può

sembrare un’oscillazione minuscola, ma per ritrovare una flessione simile bisogna riavvolgere il nastro

del tempo di 23 anni, fino al 1993, quando l’aspettativa di vita scese di circa tre mesi. E succede in uno

scenario globale in cui, allargando il campo nel tempo e nello spazio, dal 1953 a oggi la tendenza è senza

dubbio quella contraria, di un allungamento delle aspettative sulla durata della vita. Con un’impennata

dalla prima metà del ’900 in poi (del resto nel 1929 viene scoperta la penicillina). A cosa è dovuto, allora,

questo dato negli Stati Uniti?

MORTALITÀ IN CALO SOLO PER IL CANCRO. Una prima indagine, pubblicata nel 2015 dagli

economisti di Princeton Anne Case e Angus Deaton – il secondo insignito del Nobel per l’Economia

proprio lo scorso anno per i suoi studi su consumi, povertà e welfare – individuava un nesso con

l’aumento della mortalità nella classe media dei bianchi americani. Un gruppo nel quale, notavano gli

studiosi, c’è stato a partire dal 1999 un forte aumento dei suicidi connessi all’utilizzo di oppioidi. Un

nuovo studio, pubblicato la scorsa settimana da un team di ricercatori dei Centers for Desease Control and

Prevention (Cdc) nota che, in realtà, il tasso di mortalità statunitense è cresciuto dal 2014 a oggi non solo

nel gruppo dei bianchi della classe media, ma in assoluto, dell’1,2%. L’aumento riguarda

indifferentemente tutte le principali cause di decesso nel Paese, dagli attacchi di cuore all’Alzheimer, dal

diabete ai suicidi. Tranne una, il cancro: il tasso di mortalità è sceso dal 161,2 del 2014 al 158,8%.

Non solo. Il capo del gruppo di ricerca, Jiaquan Xu, sottolinea altri due aspetti significativi. Primo: il 97%

dei decessi per “avvelenamento non intenzionale” è costituito da morti per abuso di droga o di alcol. Sono

decessi che potrebbero essere evitati, perché non dipendono da mancanza di conoscenze scientifiche ma

dallo stile di vita che le persone adottano. Secondo: dentro questo gruppo a morire sono soprattutto i

giovani, perché la diminuzione nella speranza di vita non si rileva dai 65 anni in su, ma solo prima. Sotto

questo profilo i risultati della ricerca del Cdc combaciano con la lettura fornita dal premio Nobel Deaton

nel suo studio: la conclusione, in entrambi i casi, è che stress, incertezze, insicurezza sulla direzione delle

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calo-in-italia-e-stati-uniti/207274/