26 miliardi il costo annuo della burocrazia

3e73b28e-4fb6-497b-9e25-08c9210d67f8_burocraziaIl tema è tornato fortemente d’attualità in questi giorni con la bocciatura da parte della Consulta della legge di riforma della Pubblica Amministrazione della Ministra Madia. Confindustria ha stimato in oltre 26 miliardi il costo annuo della burocrazia per le imprese  e per i cittadini. Una finanziaria, o legge di programmazione, in anni tranquilli, arriva a costare mediamente nel nostro paese intorno a 25 miliardi, giusto per darvi l’idea di come il moloch della P.A. pesi in negativo sullo sviluppo dell’Italia. Altri 22 miliardi peraltro li assorbe il malfunzionamento della giustizia, in particolare quella civile. Ecco perché ogni esecutivo vecchio e nuovo abbia messo al centro della sua azione politica proprio la riforma della pubblica Amministrazione, senza mai riuscire, in nessun caso a venirne a capo. Perché? Perché come spiega meglio di ogni altra cosa la bocciatura della legge Madia, da un lato ci sono politici incompetenti, tronfi, superficiali, incapaci di scrivere norme semplici, coerenti inattaccabili, dall’altra ci sono i super burocrati, i mandarini dello Stato, profondi conoscitori di codici, codicilli, procedure, in grado di rendere l’azione del governo in carica, se percepita come una minaccia, inefficace. Riandate con la memoria ad una travagliata proposta di legge di modifica delle ferie dei magistrati. Vi ricordate? I magistrati potevano godere di 45 giorni di ferie, l’esecutivo voleva “ridurle” a 30, come tutti i comuni lavoratori. Ebbene fu varato un testo nel quale l’art. 8 fissava in 45 giorni le ferie per i magistrati, secondo la vecchia normativa e l’art. 8 bis, recitava che le ferie suddette sarebbero state da quel momento in poi di 30 giorni. Grande scorno pe ril governo tra l’imbarazzo generale e il sollucchero di quanti si erano vivacemente opposti alla modifica. Eppure, parlamentari e ancor più ministri, sottosegretari dispongono di esperti legislativi. Vero, ma questi ultimi provengono proprio dalle fila della Pubblica Amministrazione, dal Consiglio di Stato, dalla Corte dei Conti e vi pare possibile che possano consentire al legislatore di fare norme contro loro stessi? Il premier seppure in modo blando ha avuto da dire contro il parere espresso dalla Consulta sulla bocciatura della legge Madia, ora è pur vero, come andiamo dicendo da tempo, che la Consulta ha assunto un ruolo e un rilievo nella vita istituzionale del Paese di quasi supplenza, superando di fatto il ruolo di garanzia per il quale era stata pensata. Ovviamente se questo accade è in larga parte imputabile alla suddetta incapacità, incoerenza, superficialità, arroganza del ceto politico, privo di cultura amministrativa e sempre più sotto scacco di una burocrazia invasiva, pervasiva, improduttiva, parassitaria e autoreferenziale. Non basta un referendum per cambiare tutto questo, anzi, dopo il 4 dicembre, proprio per come sono scritte le nuove norme i conflitti cresceranno e di pari passo crescerà il potere di interdizione della lobby burocratico-amministrativa, centrale e regionale, alla faccia della semplificazione.

ARES