Da Infolampo: Camusso – Donne

camusso003Camusso: le ragioni per votare No

“Governabilità, partecipazione, semplificazione: ecco i tre miti da sfatare”. Il clima da “invasione delle

cavallette”, spiega il segretario generale Cgil, è stato montato ad arte per creare scenari negativi e

irreali

“Passiamo le giornate a sentirci dire che se non cambia la Costituzione non ci sarà stabilità. Mi pare

invece che ci sarebbe una totale stabilità degli organismi di

governo anche in caso contrario, da questo punto di vista

siamo assolutamente tranquilli. Secondo Confindustria

bisogna votare Sì per garantire la governabilità altrimenti

arriva la recessione? Devo dire che la fantascienza non ha

limiti”. Così il segretario generale della Cgil Susanna

Camusso durante un’iniziativa a Bari (qui il podcast su

RadioArticolo1) ha esordito nel suo intervento per spiegare i

motivi che spingono la confederazione di corso d’Italia a

schierarsi per il No. Un discorso incentrato su tre miti da

sfatare. Il primo, per l’appunto, è quello del presunto rischio

di governabilità se la riforma dovesse essere bocciata. “Il

governo – ha osservato Camusso – non è qualcosa di astratto

e non dipende dalla Costituzione, dipende dai programmi; la

governabilità può essere garantita anche da forze tra loro differenti e la Costituzione è proprio la cornice

che garantisce la democrazia, non può essere l’opposto”.

Il riferimento è all’articolo 72. Nella nuova versione non sarà più il Parlamento a decidere tempi e modi

delle leggi, bensì l’esecutivo che, in qualunque momento, potrà imporre la propria agenda. “Torniamo un

attimo all’articolo iniziale della nostra Costituzione secondo cui siamo una Repubblica Parlamentare – ha

spiegato la dirigente sindacale –, qui c’è la garanzia della democrazia. Con la riforma, invece,

aumenteranno i poteri del presidente del Consiglio”. In altre parole, “il governo potrà utilizzare il

Parlamento, un cambiamento da poco. Con tale modalità, con quella dell’Italia che stava per precipitare

nel baratro, si è fatta la riforma Fornero. Un altro esempio? Quanto tempo ci si è messo per fare la legge

sul Jobs Act e quanto per quella sul caporalato? Tanto basta per dire che il tema non sono i meccanismi

parlamentari, bensì, come sempre, sono i programmi politici e la loro attuazione”. Anche all’interno della

Cgil, in un dibattito così importante e trasversale, c’è chi non è convinto di votare No. “Ci siamo

interrogati sul perché – ha detto Camusso –, visto che non abbiamo dubbi sui valori comuni. La

preoccupazione che c’è è esattamente quella dell’invasione delle cavallette. Ma proprio perché ci può

essere questo timore serve il massimo delle garanzie possibili sul funzionamento dei contro-poteri e

dell’assetto democratico. Il tema, in poche parole, non è la governabilità, è la certezza dell’assetto dei

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Incontro al Ministero, la non

autosufficienza sia una priorità

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“Per cambiare il mondo bisogna esserci ed essere

concrete”

Lucia Rossi all’Assemblea nazionale donne Spi Cgil

“Per cambiare il mondo bisogna esserci”. Una frase di Tina Anselmi segna l’incipit della relazione della

segretaria nazionale dello Spi Cgil Lucia Rossi che ha aperto i lavori dell’Assemblea nazionale delle

donne Spi dal titolo “Concrete. Dalle idee, il fare”.

Di fronte a 400 delegate provenienti da tutta Italia in rappresentanza di oltre un milione e mezzo di

iscritte, la segretaria nazionale dello Spi ha riassunto i contenuti frutto dell’elaborazione e delle iniziative

svolte in questi anni dal coordinamento donne e le nuove sfide che le donne si trovano ad affrontare nel

presente e non solo nel futuro prossimo. Sfide e scelte, che come si legge nello slogan dell’Assemblea

nazionale, richiedono, una volta ancora, capacità passare dalle idee alla loro realizzazione, attraverso la

concretezza.

“Vogliamo cogliere l’obbiettivo – ha affermato Lucia Rossi – di garantire politiche che rispondano ai

reali bisogni delle donne pensionate e al tempo stesso attrarle in un lavoro di condivisione e di

proselitismo con progetti in grado di farle entrare nello Spi”. Dal lavoro di cura alla medicina di genere,

passando per il ruolo delle donne in Europa, dal benessere e gli stili di vita, alla capacità di aver prodotto

un risultato importante sul versante delle previdenza, dalla memoria ai rapporti intergenerazionali, dalla

violenza contro le donne con la manifestazione nazionale del 26 novembre, sino al bisogno di intervento

nella comunicazione per combattere gli stereotipi e alla democrazia paritaria, i campi di intervento restano

numerosi.

Il filo rosso che segna il mestiere del sindacato, nello Spi Cgil si sostanzia nella negoziazione sociale,

ricorda la Rossi. “In questi anni non è stato semplice a causa della drastica diminuzione delle risorse

dallo Stato agli Enti locali e alle regioni. Tuttavia i problemi non hanno sminuito la nostra capacità di

essere presenti, dai quartieri alle città, per garantire i servizi alle persone più in difficoltà. Lo stiamo

facendo anche nelle zone terremotate: attraverso una sottoscrizione ma anche col sostegno a tanti anziani

nelle questioni burocratiche e per non lasciarli soli in un momento così difficile. L’inclusione sociale che

chiediamo come risposta di contrarietà alle disuguaglianze deve entrare a pieno titolo, come presupposto

imprescindibile, nella Cgil”.

Forte il richiamo ai rapporti unitari con Fnp e Uilp, elemento di forza nell’azione di confronto con il

governo e nella contrattazione sociale e che va alimentata con convinzione per possibili percorsi comuni.

“Noi donne – puntualizza la Segretaria nazionale dello Spi Cgil – possiamo essere una straordinaria

risorsa per la capacità di rimetterci in gioco, di ricostruire, di ricomporre. Ma la vera sfida è trasformare la

nostra elaborazione in contenuti di negoziazione sociale e in azione contrattuale”. In questo senso, un

ruolo preminente dovrà averlo la comunicazione, per mettere in rete esperienze, iniziative e percorsi di

maggior coinvolgimento. Con le risorse date possiamo individuare le nostre priorità. Quando si fa un

lavoro per le donne – ricorda la Rossi – si lavora per tutti. Per questo è necessario realizzare una vera

condivisione e integrazione con tutti i dipartimenti dello Spi per arricchire le capacità di rappresentanza

generale del sindacato e per accrescere la consapevolezza di genere”.

In termini, ancora una volta, concreti, significherà costruire progetti e gruppi di lavoro su singole

tematiche promuovendo una vera partecipazione con altre realtà del sindacato, “anche oltre lo Spi, a

livello unitario, con la Confederazione e le categorie”, afferma Lucia Rossi. Perché, se non si superano

gli ostacoli nella vita lavorativa e nel riconoscimento del valore sociale del lavoro di cura, difficilmente,

afferma Rossi, “avremo pensionai dignitose nonostante quel che si tenta di fare in tema di rivalutazione

delle pensioni o quello che si è già fatto sulle quattordicesime e la no tax area”.

E se, un vero fronte delle donne deve essere essere costruito, le iniziative condotte sinora hanno rimesso

nell’agenda politica vocaboli come “lavori usuranti, lavoro di cura, interventi verso le persone disagiate e

i lavoratori precoci.”

“Non possiamo rassegnarci a non avere servizi pubblici che accompagnano le fasi della vita facendo

affidamento sul welfare familiare, e non si può non tener conto dell’invecchiamento della popolazione,

che se non affrontato e sostenuto, non sarà un invecchiamento attivo e una risorsa”. La sfida è realizzare

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