Da infolampo: Sisma emergenza anziani – Millenium

tende-675Segreterie regionali SPI FNP UILP Marche

E’ emergenza per la situazione degli anziani non autosufficienti nei territori colpiti dal sisma.

La violenza delle scosse ha reso inagibili almeno 19 strutture residenziali delle Marche, tra Case di

riposo, Residenze protette e Residenze Sanitarie Assistenziali. Si stima siano circa 470 gli anziani

marchigiani non autosufficienti ricollocati in altre strutture, al domicilio o presso Hotel e Scuole.

Gli indici di invecchiamento nelle zone interne delle tre province più colpite dal sisma – Macerata, Fermo

e Ascoli Piceno – sono tra i più elevati in tutto il Paese. Si stima

che in questi territori risiedano quasi 30.000 anziani non

autosufficienti, per i quali, dopo il sisma, la situazione è

divenuta ancora più drammatica.

Numerose sono le segnalazioni di difficoltà nell’erogazione dei

servizi di assistenza domiciliare da parte dei Comuni e delle

cure domiciliari gestite dai Distretti sanitari. Un fenomeno

aggravato dalla “fuga” di tante assistenti familiari private, a

seguito della quale moltissime famiglie – spesso a loro volta

“sfollate” o in grande difficoltà – sono rimaste sole a prendersi

cura dei loro congiunti non autosufficienti.

Il 5 luglio scorso le Organizzazioni sindacali dei pensionati di

SPI FNP e UILP Marche hanno presentato alla Regione Marche

il documento “Proposte per una nuova politica regionale sulla

non autosufficienza”. In estrema sintesi si chiedeva lo

stanziamento di un fondo regionale per il finanziamento di un

piano straordinario di servizi residenziali, diurni e domiciliari

per le persone non autosufficienti e le loro famiglie. SPI FNP e UILP ritengono necessario, ora più che

mai, che la Regione dia risposte alle proposte in esso contenute, riscontri indispensabili e non più

procrastinabili alla luce dei nuovi e più pregnanti bisogni emersi a seguito del sisma.

Prosegue intanto la sottoscrizione nazionale per la raccolta di fondi da destinare ad interventi su servizi e

strutture di pubblica utilità. SPI FNP e UILP Marche hanno chiesto l’intervento delle Federazioni

nazionali per contribuire ad un progetto di ricostruzione di alcune strutture residenziali per anziani, da

individuare in raccordo con le istituzioni territoriali.

Dentro questa cornice, anche a seguito del confronto avviato tra Giunta regionale e forze sociali sulle

principali emergenze in corso, tra le quali scuola e lavoro, i sindacati dei pensionati chiedono alla

Regione un incontro urgente per aprire un confronto specifico su questo tema, volto ad adottare soluzioni

efficaci e condivise per gestire la fase dell’emergenza, garantire la continuità nell’assistenza e iniziare da

subito a programmare il futuro assetto dei servizi per le persone non autosufficienti e per le loro famiglie.

Leggi tutto: http://www.marche.cgil.it/files/Emergenza NON AUTO.pdf

Terremoto, estendere la cig a

chi ha perso il lavoro

Ghiselli (Cgil Marche) a RadioArticolo1

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Millenium development goals: che fine hanno fatto?

Nel 2000 i leader mondiali fissarono alcuni obiettivi da raggiungere entro il triennio successivo.

Li chiamarono Obiettivi di Sviluppo Sostenibile o Millenium Development Goals. Per assicurarsi che la

strada intrapresa fosse quella giusta si posero anche devi obiettivi intermedi, da raggiungere entro il

2015. Alla scadenza del primo termine, però, ci si è resi conto che le politiche adottate non saranno in

grado di permettere il raggiungimento la maggior parte degli obiettivi.

Scritto da C.Alessandro Mauceri

Ad ammettere quello che non può non essere chiamato fallimento è stato l’UNICEF nel suo Rapporto

annuale “La Condizione dell’Infanzia nel Mondo 2016 – La giusta opportunità per ogni bambino”.

Nel 2030, nonostante le promesse, 69 milioni di bambini sotto i 5 anni moriranno per cause “prevenibili”.

Altri 167 milioni di bambini vivranno in povertà, 750 milioni di donne saranno concesse in sposa senza

aver raggiunto la maggiore età e oltre 60 milioni di bambini in età da scuola primaria saranno esclusi da

ogni forma di educazione scolastica.

A fronte di alcuni miglioramenti, resta innegabile l’incapacità di far fronte alle reali necessità. È vero ad

esempio, che negli ultimi decenni il tasso di mortalità infantile si è ridotto: i morti a causa del morbillo

sono diminuiti dell’80% tra il 2000 e il 2014, (salvando oltre un milione di vite). Lo stesso vale per

quanto riguarda i bambini morti per polmonite, diarrea, malaria, pertosse, tetano (anche rgazie alla

collaborazione dell’UNICEF con il KIWANIS), meningite, morbillo e AIDS. E sempre rispetto al 1990,

anche la mortalità materna è calata drasticamente (- 43%).

In 129 Stati è stata raggiunta la pari opportunità nella scuola primaria e, globalmente, il numero delle

persone che vivono in povertà estrema si è ridotto quasi della metà.

A fronte di questi successi, però, appare come un fallimento, invece, è la disparità che esiste tra paesi

ricchi e paesi poveri. I progressi raggiunti hanno di riguardato soprattutto i paesi più sviluppati, quelli

dove i miglioramenti non erano difficili. Nei paesi più poveri o meno sviluppati i miglioramenti non sono

stati tali da poter essere considerati un successo. In molti di questi paesi non si è stati capaci di colmare il

gap che li separava dagli altri. Qui I bambini più poveri hanno il doppio delle probabilità di morire prima

del loro quinto compleanno e di soffrire di malnutrizione cronica, rispetto ai coetanei di famiglie

benestanti. In Sierra Leone, ad esempio, un bambino ha una probabilità di morire prima dei 5 anni che è

30 volte maggiore rispetto ad uno nato in Australia o nel Regno Unito!

Anche per ciò che riguarda la mortalità materna il il divario che esiste tra i paesi del mondo rimane

inaccettabile. I casi di mortalità nei paesi dell’Africa Subsahariana sono 1 su 36, mentre negli Stati ad

alto reddito, questo rischio scende a 1 caso su 3.300!

E ancora. In molti paesi dell’Asia meridionale o dell’Africa Subsahariana, per i bambini di età tra 0 e 5

anni il rischio di morte se la madre è una persona “non istruita” è il triplo rispetto a quello di un bambino

nato da una madre con un livello di istruzione superiore. Se poi invece che di un bambino si parla di una

bambina, il rischio di andare ad aumentare il novero delle spose bambine è il doppio se proviene da una

famiglia povera.

In Africa (zona sub sahariana) sono almeno 247 milioni (due terzi del totale) i bambini che vivono in

condizioni di povertà “multidimensionale”, deprivati di ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere e

svilupparsi.

Numeri che lasciano perplessi sulla reale possibilità di raggiungere gli obiettivi che ci si era fissati. Ma

soprattutto dati che fanno pensare che le politiche adottate non siano riuscite a colmare il gap tra paesi

ricchi e paesi poveri. Anzi, semmai, stando ai risultati raggiunti, pare che stia avvenendo l’esatto

contrario…

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