Renzi vs flessibilità

renzi-flessibilità-640x342Sai, questo… questo è un caso molto, molto complicato, Maude. Un sacco di input e di output. Sai,

fortunatamente io rispetto un regime di droghe piuttosto rigido per mantenere la mente, diciamo, flessibile.

Drugo da Il grande Lebowski

Renzi nei panni del mitico Drugo? La statura dei due personaggi è sicuramente squilibrata a favore del

protagonista del film, decisamente destinato a durare nella storia più del monello fiorentino. L’apparente

confusione che mette nella frase il Drugo nel definirsi ‘flessibile’ rende bene l’idea della confusione, o

disinformazione programmata, che mette in atto Renzi ed il suo governo di sodali rispetto all’Europa ed alla

flessibilità.

Sicuramente il Pinocchio premier non è uno che si fa amare molto, come diceva un noto comico di Niccolò

Ghedini, probabilmente è uno che da piccolo è stato picchiato spesso, ma mai abbastanza. Ogni giorno si

cerca un nemico, memore forse del detto ‘tanti nemici tanto onore’, ma non sempre le frasi fatte sono

anche positive. Un giorno se la prende con il neo-fascista Orban, il giorno dopo con Travaglio, passa da quel

bonaccione di Bersani a tutti quelli che non la pensano come lui senza mezzi termini, proponendosi come il

salvatore della patria, il ritorno dell’unto del signore in versione ringiovanita e con il taglio alla Trump

insomma.

Ma almeno ha fondati motivi per queste sue crociate contro l’Europa? La colpa è tutta della Commissione e

della Merkel che impongono l’austerità e negano a lui ed al suo compagno di merende, Padoan, la tanto

sospirata flessibilità? Ma esattamente di cosa si tratta quando si parla di flessibilità? Nei fatti significa

spendere soldi che non si hanno, non avendoli si prendono a prestito, poi conti di ridarli, se non ci riesci

l’anno successivo dovrai pagare le rate e gli interessi, quindi prenderai altri prestiti (o più elegantemente

flessibilità) per pagare i debiti pregressi. Ma prima o poi i debiti vanno onorati, Renzi ci riesce? Mica tanto,

l’ultimo anno che il debito pubblico calò era al governo il tanto criticato Romano Prodi, e ci si attestava ad

un 102% sul pil, poi le cateratte si sono aperte, la crescita è diventata incontrollabile, dai 1.512.779 milioni

di debito con un rapporto del 105,83% del 2005, si è passati ai 2.171.671 ed un rapporto del 132,70% sul pil

del 2015. Su questa massa di debito si pagano ovviamente interessi, che per fortuna ora sono molto bassi,

ma si pagano. Negli ultimi 15 anni solo 3 volte, in piena crisi, l’avanzo primario (cioè al netto degli interessi

passivi) è stato in rosso, lo sprofondo annuo viene proprio dalla mole di interessi passivi che porta in zona

negativa il Pil italiano.

Tutti gli impegni presi con l’Europa sulla riduzione del debito non sono stati onorati da Renzi, la flessibilità

ampia che gli è stata data negli anni passati è servita a distribuire regali elettorali, a finanziare la spesa

corrente, in riforme strutturali è andato poco e niente, come sempre molte chiacchiere e pochi fatti. Ora a

fronte dei disastri e dovendo riconquistare un consenso che gli si sta liquefacendo l’unica cosa che il nostro

premier riesce a fare, è incolpare l’Europa di chiedergli di comportarsi come ‘un buon padre di famiglia’ ed

evitare di stipulare nuovi debiti, purtroppo la sua capacità di auto-critica è pari alla possibilità di trovare una

vergine maggiorenne a New York City.

MAURIZIO DONINI