Lo scenario politico di inizio maggio

5_Barometro_GiugnoLo scenario politico della settimana scorsa è stato caratterizzato dalla solita ipocrita noia, al ritmo di un

indagato o arrestato al giorno il PD sta proponendosi come il primo partito nelle carceri e nelle aule

giudiziarie del bel paese, erede della balena bianca ne ha assimilato le note connivenze con il sistema. In

questa palude ogni tanto i cari democratici si consolano con le sporadiche defaillance degli altri attori, dopo

Quarto l’avviso di garanzia al sindaco penta stellato di Livorno è stato accolto dalla masnada renziana come

l’acqua negli uadi del deserto dai beduini. Che poi la vicenda si nata da un esposto dello stesso Nogarin su

fatti risalenti alla precedente gestione proprio del PD è ovviamente un dettaglio su cui gli adepti della

Leopolda hanno allegramente sorvolato. La vicenda ha anche fatto riemergere dall’oblio la virginale Maria

Elena Boschi, che ha iniziato una lunga disquisizione fra garantisti e giustizialisti, magari poteva recarsi di

fronte a Banca Etruria dai picchetti dei risparmiatori truffati che il suo nome ben lo conoscono.

Da buon giocatore di carte ed ex cabarettista il Caimano non ha mancato di stupirci con effetti spettacolari,

dopo averlo difeso a spada tratta, a rottamato il buon Bertolaso in men che si dica, per convergere sul

candidato unico e forse unico a poter contendere la poltrona di Sindaco a Roma Giorgia Meloni? Nooo,

Forza Italia ha deviato su quel Marchini sbeffeggiato fino al giorno prima con un giro di valzer a 360°,

l’ombra di non voler interferire con la candidatura di Giachetti appare quanto mai fondata.

In mezzo a questa stanca melassa di polemiche fini a sé stesse e che, alla fine, poco interessano chi deve

sbarcare il lunario ogni giorno, non poteva mancare il renziano doc proiettato per meriti di fedeltà

nientepopodimeno che al Consiglio Superiore della Magistratura, il caro Legnini è membro laico del CSM,

cioè siede nell’organo di governo della magistratura, ma è là posto dal potere politico, dalla Leopolda alla

toga è breve il tratto nell’era renziana. Facendo un passo indietro giova ricordare il premier ha ripetuto più

volte che il referendum sulle modifiche costituzionali che ha fatto passare a suon di voti di fiducia e con

l’appoggio del plurinquisito e condannato Denis Verdini, non ha valore politico in sé stesso. Questo vale

ovviamente se si è d’accordo con lo stesso Matteo, se invece su una materia “non politica” un magistrato

esprime una legittima opinione, in questo caso il giudice Morosini, ecco che il potere politico tramite

Legnini parte all’attacco tacciandolo di indebita ingerenza, di magistratura che incide sul processo

democratico ed amenità di tal fatta, Berlusconi e Brunetta, per una volta a buon titolo, non potevano non

ricordare quanto diceva il PD ai tempi del ventennio del biscione, loro ricordano, sono gli italiani a non

avere mai memoria.

MAURIZIO DONINI