Lo scrivere 2.0

letteratura2punto0Essere, o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi

dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine?

William Shakespeare (Stratford-upon-Avon23-4-1564 – Stratford-upon-Avon23-4-1616)

 

Abbiamo appena festeggiato l’anniversario del grande scrittore inglese, vissuto nei tempi della penna e del

calamaio, come è cambiata la scrittura ai tempi della società liquida!! Se sui moderni linguaggi giovanili si

sono spesi fiumi di inchiostro e create carriere di comici, effettuati studi sociali e di marketing, ma la

scrittura? Quel fiume di parole che riga dopo riga riempie il foglio bianco di frasi, sperabilmente, portatrici

di piacere ed interesse? Come nel mare magnum della musica al giorno d’oggi è facile scrivere, alzi la mano

chi non trova noioso il 90% (ottimistico) dei post sui vari social?

Negli Stati Uniti l’obbligo della scrittura manuale vige fino alla prima elementare, ma solo nelle scuole

pubbliche, nelle private il corsivo è ancora materia in uso. La situazione ha generato un enorme aumento

dei casi di disturbo da apprendimento, portando i pedagoghi a sottoscrivere la campagna

www.campaignforcursive.com. E’ stato dimostrato che l’uso del corsivo aumenta l’intelligenza stimolando i

sensi, ed oltretutto chi non lo sa scrivere non lo sa leggere, rendendo impossibile la decrittazione di testi

antichi, una ulteriore de-culturizzazione.

La rivoluzione digitale nelle scuole e l’invasione di mezzi di scrittura digitali ha portato a forme di

deconcentrazione, problemi di ascolto e lettura, perdita della capacità di sintassi e conoscenza della

grammatica, un like in più ed un verbo in meno. Uno studio dell’OCSE del 2014 valutò che il 20% dei

quindicenni italiani non conoscono la lingua madre, con una drammatica forbice tra i licei del nord-est e

quelli del mezzogiorno, risultati passati sotto silenzio nella palude giornalistica e politica del bel paese dove

vige il motto della ‘buona scuola’.

La mancanza più grave è l’argomentazione, se l’ortografia è sufficiente, la de-concettualizzazione è

radicata, riuscire ad esprimere l’idea che è venuta rappresenta uno scoglio immane e ci si perde per strada,

il focus del discorso resta una chimera, molto più facile fare un clic su un post che spiegare perché lo fai.

MAURIZIO DONINI