Renzi e Padoan vs Fmi e Bankitalia

059707“Vedremo chi ha ragione, noi o Fmi”

Padoan e le stime diverse sul Pil

E’ che in fondo Padoan e Renzi fanno persino tenerezza a volte nella loro guasconeria, la loro invadenza

mediatica li porta ad esprimere continuamente la propria autoreferenzialità, il il grillo parlante è sempre in

agguato per i Pinocchio del governo della Leopolda. Ad ogni dichiarazione giunge subito una doccia fredda,

il DEF di Padoan promette mirabilie, crescite miracolose, Renzi giura alla Commissione UE che abbatterà il

debito, vera palla al piede dell’economia italiana il cui saldo primario sarebbe in attivo senza gli interessi

passivi. Ed appena si coprono di complimenti, ecco che gli impietosi numeri gli arrivano addosso come una

slavina. Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime sul Pil italiano all’1,0% nel 2016,

ovvero 0,3 punti percentuali in meno rispetto a gennaio, e all’1,1% nel 2017 (-0,1 punti), mentre per il

governo il Prodotto interno lordo 2016 crescerà dell’1,2% e nel 2017 dell’1,4% . Subito il Ministro Padoan

ha ribattuto che chi sbaglia è il FMI, sempre pessimista, invece il governo del PD sì che è bello e bravo

Passa solo un altro giorno ed ecco che Bankitalia, altro istituto notoriamente pessimista e che rema contro,

misura un aumento del debito italiano di ben 21,5 miliardi di euro nel mese di febbraio, 742 milioni al

giorno, il 132,5% del Pil, arriviamo alla bella somma di 2.215 miliardi di debito complessivo, il tutto con una

diminuzione del debito degli enti locali, un moderato aumento di quello previdenziale e la sostanziale

aderenza alle previsioni delle entrate.

E’ vero che per onestà di patria è doveroso ricordare che ad inizio anno, nel mese di febbraio appunto,

vengono effettuati accantonamenti e movimenti di cassa per disponibilità varie tra cui il Fondo Salvastati ad

esempio, ma è altrettanto sicuro che in nessuno degli anni del governo Renzi la promessa di abbassare il

debito pubblico è stata rispettata, anzi , si è rimandato di anno in anno. In compenso si spendono

inutilmente 300 milioni di euro per non accorpare il referendum “anti-trivelle” all’election day pur di farlo

fallire, la tracotanza del premier non si ferma di fronte ad un ennesimo debito a carico del paese.

E fra un debito e l’altro, dopo avere dichiarato e scritto ovunque di avere salvato le banche ed i risparmi

degli italiani, sempre  Matteo Pinocchio ha dovuto varare in fretta e furia un nuovo fondo salvabanche,

Atlante l’ha chiamato stavolta, la sua fantasia fa invidia ai meteorologi, altri 6 miliardi per garantire la

solidità di un sistema che aveva assicurato essere granitico appena un paio di mesi fa.

MAURIZIO DONINI