Tra Tempa Rossa e l’election day

vignetta-petrolioE’ una situazione caotica ed in continuo movimento quella della politica italiana di questo periodo, scandali a getto continuo ed intrecci tra affari e politica sono forti come non mai. La Ministra Guidi, presa con le mani nella marmellata, malgrado sia stata messa di fronte all’evidenza delle frasi trascritte insiste nel gridare l’assoluta buonafede del suo operato, come si possa affermare una cosa del genere di fronte al nero su bianco è veramente incredibile. Nello stesso pentolone è caduta per l’ennesima volta la virginale Maria Elena Boschi, la quale proclama, non la propria innocenza a fronte di fatti criminali, ma la procedura che la porta a firmare per pura formalità gli atti del governo. A questo non si capisce l’utilità di un Ministro delle

Riforme che si limita a fare il passacarte firmando a piè di lista senza mai controllare od entrare nel merito degli atti che va a sottoscrivere, non sarebbe più utile risparmiare lo stipendio di un Ministro impiegato?

E l’affaire Tempa Rossa entra a gamba tesa nel dibattito sul referendum trivelle, un altro di quei casi in cui la gente sa a malapena che si vota ed ancor meno quale sia il motivo del contendere, ed il Premier, sempre molto attento ai desideri delle lobbies, esaltando i 2 milioni di euro che porterà il Tempa Rossa, non esita a spenderne 300 per non accorpare il referendum all’election day delle amministrative e garantirne il fallimento, tanto siamo sempre noi a pagare. Senza dimenticarci che parliamo di elezioni di cui ancora non è dato sapere il quando, la data, caso unico a memoria, non è ancora stata decisa, probabilmente Renzi attende che si stemperino i continui scandali che lo circondano e teme un bagno di sangue elettorale.

Già, l’election day, il caso più contorto è a Roma, chi vincerà? La Meloni prenderà più di quello che è il suo bacino naturale di estrema destra raccogliendo gli scontenti di Berlusconi, questi per tenere fede al patto di desistenza del Nazzareno 2 con Renzi ha puntato forte su un ronzino perdente sicuro come Bertolaso, sostenere un acclarato impresentabile come l’ex Protettore Civile è garanzia di perdere. Votare PD  a Roma è qualcosa che rasenta la follia ed il masochismo, il Premier-iosotutto ha scelto il fedelissimo Giachetti, ma certo non un nome di primo piano, un sacrificabile in caso di probabile sconfitta. Il candidato più forte resta quello del Movimento 5 Stelle, fra la chiarezza e la valenza delle stessa Raggi e la disperazione dei romani, l’unica cosa che può fermare l’ascesa al Campidoglio è Casaleggio, ma se i pentastellati riusciranno a farlo tacere fino alle elezioni  si potrebbe avere il primo sindaco certificato nella capitale.

MAURIZIO DONINI