Celani sulla “Riforma Sanitaria”

00celanipieroapContrordine compagni.

Per nascere potete continuare a farlo nei vostri paesi.

Per i piccoli ospedali se ne riparlerà, e intanto ecco i medici.

E la riforma sanitaria che Ceriscioli con pugno di ferro guidava alla meta? Tutto rinviato ad

altro momento, dopo una pausa di riflessione.

Il “partitone” non poteva certo assistere impotente alle minacce dei sindaci targati PD di

togliersi la fascia tricolore, alle mamme che protestavano sotto la sede del Consiglio, ai

tanti dubbi che pesavano fra gli addetti ai lavori e così, con un repentino dietrofront,

hanno fatto tornare con i piedi per terra il presidente Ceriscioli.

La sanità, che il governatore pesarese ha voluto tenere come delega, ancora una volta si è

dimostrata la cartina di tornasole della salute della maggioranza.

E viste le proteste che si erano abbattute su palazzo Raffaello, gli stati generali piddini

hanno imposto un brusco stop a Ceriscioli. Certo non potendo sconfessarlo del tutto, hanno

indorato la pillola sostenendo che l’accelerazione data alla riforma sanitaria era stata

voluta dai tecnici.

Ma la pezza è peggio del buco.

Con l’immagine di Ceriscioli che ne esce un po’ offuscata; quella di un presidente di

regione in balia di tecnici insensibili ai richiami della gente.

Eppure il rapporto tra Regione e i tecnici non è dei più rosei.

Lo dimostrano le vertenze in atto. Giuseppe Zuccatelli, Carmine Ruta e il più recente Paolo

Galassi.

La Regione rimuove, e i manager si rivolgono al tribunale. E intanto continuano a svolgere

la funzione di parafulmine.

Così come ora, la colpa della riforma sanitaria è imputabile ai tecnici sensibili solo al

rapporto costi/ricavi; come dimenticare il caso Aerdorica, colpa dei tecnici se il bando è

illegittimo, e il bilancio, definito un “bilancio tecnico”?

Curioso. Con la destra si rimuovono i tecnici non graditi e con la sinistra si imputa loro

scelte impopolari.

E il ruolo della Politica, e il momento di sintesi e mediazione proprio della politica dove

sono andati a finire?

Con Ceriscioli e il centrosinistra stiamo assistendo, quanto meno, ad una rilettura di questo

ruolo principe.

Suvvia, lo sanno anche i ragazzini: è la politica che detta l’agenda e non i tecnici.

I tecnici, i manager traducono in atti concreti  gli indirizzi politici ma smettiamola di

considerarli solo dei parafulmini. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità.

Come le scelte in tema di sanità, che andavano fatte ora, ascoltando prima il territorio, e

non dopo, e non addossando ai tecnici responsabilità che sono tutte di altri.

Ma la speranza è l’ultima a morire. E per restare nel campo dei punti nascita speriamo che

sia anche la prima a nascere dove la gestazione è stato possibile portarla a termine.