Giovanardi vs Frozen: Le unioni civili e la politica

unioni-civili“Cessate la messa in onda dello spot della Disney pro-gay. Dov’è la mamma?”

Carlo Giovanardi vs Frozen

Il film della Disney, Frozen, oltre avere divertito milioni di bambini nel mondo pare avere gettato un sasso

nello stagnante status quo del mondo così come certe classi sociali lo intendono. “Non tutte le famiglie

sono uguali: alcune sono grandi, altre piccole e altre sono impossibili da misurare. Hanno origini diverse,

colori diversi. La famiglia è il miglior regalo di tutti”, nelle immagini che accompagnano la frase viene poi

visualizzata una coppia gay insieme a un bambino. Questo ha ovviamente scatenato le ire dell’integralista

modenese e dei suoi sostenitori arrivando ad invocare la violazione dell’art.29 della Costituzione laddove si

si norma la difesa della famiglia e del matrimonio. Ma le cose stanno esattamente così? Non proprio

ovviamente, innanzitutto il sunnominato art.29 non dichiara che il matrimonio debba essere tra

eterosessusali, all’epoca della stilatura del testo probabilmente ciò era scontato, ma siamo nel campo delle

ipotesi.

La Corte di Europea per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo con sentenza assunta il 30/6/2015 e pubblicata il

21/7/2015 ha deciso la condanna dell’Italia con il seguente dettato: “La corte ha considerato che la tutela

legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni

chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”, si

legge in una nota della Corte. Per la corte dunque “un’unione civile o una partnership registrata sarebbe il

modo più adeguato per riconoscere legalmente le coppie dello stesso sesso”.

Le sentenze della Corte divengono esecutive dopo 3 mesi dalla data di pubblicazione, immancabile

l’intervento dei politici, subito la loquace ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha chiosato che “sulle

unioni civili recupereremo il tempo perso da chi ci ha preceduto”. “Noi abbiamo presentato un programma

molto preciso dei tempi – ha detto il ministro intervistato al Tg1 – ” a settembre, subito dopo le riforme

costituzionali, approveremo in Senato le unioni civili, prima di entrare nella sessione di Bilancio a metà

ottobre. E poi il voto finale alla Camera speriamo che arrivi entro la fine dell’anno, senza ulteriori

modifiche”. La sodale del premier non ha fatto altro che ripetere gli annunci già abbondantemente sparsi

dal Presidente del Consiglio Renzi, promesse e parole che non hanno avuto, come sempre, nessun

prosieguo pratico. Hanno cambiato il nome a quanto ipotizzato in merito alle Unioni civili, ma

evidentemente massacrare i diritti dei lavoratori ed aumentare le tasse riuscendo nel contempo ad

aumentare il debito dello Stato è per i politici al governo materia più urgente.

MAURIZIO DONINI