Libertà e privacy vs sicurezza

000libertàeprivacy“Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né

la libertà né la sicurezza.”

Benjamin Franklin

I fatti accaduti a Parigi e nel resto del mondo con l’escalation terroristica hanno riportato alla luce l’eterno dibattito

della distonia tra libertà, privacy e sicurezza? Quanto è tollerabile l’invadenza dello stato nella vita privata dei

cittadini? Nella confusione della mente salviniana se resta troppo opprimente quando si parla di tasse, pare essere

tollerabile in merito alla sicurezza, insomma va bene tutto, ma lasciate stare il pecunio nei forzieri.

Già nel ‘700 Jeremy Bentham descrisse ed teorizzò il Panopticon, il concetto era una Casa di vetro dove si potesse

vedere tutto, il fine era di assurgere al rango di divinità da parte dell’osservatore che poteva avere il controllo

completo della vita degli abitanti la Casa d’Ispezione. Il concetto fu poi approfondito da Michel Foucault in

Sorvegliare e Punire, il fine appare evidente dal titolo, il valore aggiunto era fare sentire la presenza incombente

dell’ispettore sui sorvegliati.

Una casa di vetro che pare essere nei sogni di tutti i nostri governanti, a qualunque livello e in qualunque, paese,

ogni avvenimento che certifica il fallimento del sistema di sicurezza costosamente ed  inutilmente messo in piedi è

motivo per chiedere ulteriori finanziamenti e poteri. Non si erano ancora spenti gli echi dell’attentato a Parigi che già

rimbalzano le dichiarazioni del procuratore nazionale Antiterrorismo, Franco Roberti , che dopo l’ennesima richiesta

di contributi, affermava che “Dobbiamo essere disposti a cedere una parte delle nostre libertà”, aggiungendo che “la

libertà di comunicazione può essere ridimensionata”. Subito ha goduto della sponda del Ministro Angelino Alfano,

che ha ripetuto, amplificandolo, il mantra del maggior controllo con minor tutela della privacy in nome della tanto

presunta sicurezza, svelando che il governo sta studiando una norma per l’ “immagazzinamento dei dati personali

che, immancabilmente comprimerà un pochino la nostra privacy, per difendere la nostra sicurezza”.

Ovviamente sulle falsità e sulle deviazioni dalla verità necessarie a far passare quanto desiderato si stendono veli su

veli, per le forze di polizia spendiamo già più della media europea. In base ai dati Eurostat scopriamo che a fronte di

una media europea dell’1,7% di PIL di spesa in sicurezza e ordine pubblico, l’Italia spende il 2%: rispetto all’1,6% di

Germania e Francia. Se pensiamo ai bilanci delle sole forze dell’ordine, l’Italia spende l’1,2% del PIL rispetto allo 0,9%

della Francia e allo 0,7% della Germania. Come sempre spendiamo molto e male,  solito pluridecennale problema dei

troppi diversi corpi di sicurezza italiani, carabinieri, polizia, guardia di finanza, forestali, e via proseguendo. Sono

decenni che i politici parlano di accorpare il tutto, che i commissari alla spending review scrivono pagine su pagine,

ma i voti si sa, contano sempre, e l’opinione pubblica ignorante e supina pensa più ai quattro soldi spesi per

accogliere immigrati in fuga dalla guerra che a prendersela con un andazzo che alla fine va bene a tutti.

Ma tutta questa compressione della libertà in nome della sicurezza porta poi benefici e risultati? Bush e Cameron

hanno scatenato guerre inutili pubblicizzando “armi di distruzione di massa” risultate poi inesistenti al contrario delle

loro bugie. Ma il fallimento della raccolta massiva dei dati, perlomeno a scopo sicurezza, è evidente ed ufficiale, allo

scoppio dei casi NSA il capo dell’Agenzia, generale Keith Alexander, dichiarò che avevano permesso di bloccare

“cinquantaquattro attività di tipo terroristico”, senza fornire nessun riscontro, sei mesi dopo la lista si è sgonfiata a

uno, come ammesso dallo stesso Alexander .

MAURIZIO DONINI