Le tre scimmie sagge che fanno le Ministre

tre_scimmieLe tre scimmie sagge rappresentano”non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male”. I loro nomi sono

“Mizaru”, “scimmia che non vede”, “Kikazaru”, “scimmia che non sente il male” e “Iwazaru”, “scimmia che non parla

del male”.

I Ministri Ombra sono i componenti del Governo Ombra, termine con cui si definisce un organo governativo non

ufficiale creato dall’opposizione perché abbia funzioni di critica e controllo sul Governo ufficiale nato dalle elezioni.

Di origine anglo-sassone è importato in Italia dal PCI di Occhetto durante gli anni ’90, normalmente è, o dovrebbe

essere, composto da personalità di alto profilo morale ed istituzionale per  contrapporsi in maniera efficace ai

legittimi rappresentanti del potere.

Passati i tempi di ministre rigide ed assolutamente calate nel loro ruolo, citiamo Rosy Bindi e Nilde Iotti per restare

sui nomi più famosi, usciti dalla sabbie melmose di tangentopoli venne l’era del nuovo che avanza, simbolo fu la

leghista Irene Pivetti, giovane, anzi la più giovane Presidente della Camera ognitempo, uscita dal vivaio bossiano

pareva avviata ad una luminosa carriera politica, una meteora presto spentasi in trasmissioni televisive con share

contrassegnati dallo 0, in abiti di stampo sadomaso. Si proseguì presto con il ventennio del caimano, sui giornali

milanesi apparvero annunci di ricerca personale per incarichi da Ministre (concedetemelo), doti richieste bella

presenza e nullità, della Carfagna fecero scalpore le foto da copertina e le intercettazione che indicavano in termini

piuttosto crudi il motivo dell’elezione al ruolo governativo. Rimanendo in tema, sempre di orali si parlò in occasione

della nomina di Mariastella Gelmini, universitaria a Brescia, ammessa agli orali a Reggio Calabria dove vigeva la

percentuale bulgara del 93%. Potremmo proseguire nella lista con nomi come la pitonessa Santanchè, prima

transfuga poi rientrata alla casa madre, di cui non si ricordano fatti memorabili, così come della Prestigiacomo o

della Meloni, transfuga e basta.

Le speranze che finalmente la politica pescasse nel mare delle donne capaci con l’avvento del nuovo che avanza, da

sinistra stavolta, è naufragata ancora prima di suscitare emozioni. Il giornale su cui erano pubblicati gli annunci

stavolta era di Firenze, lo skill belle, sorridenti, prive di idee, sostenere sempre il capo ad ogni costo, le candidate si

dovevano presentare alla Leopolda per gli esami. Passarono al grado superiore Maria Elena Boschi, miss sorriso e

dalemiana della prima ora ben presto virata al vento renziano, il ddl sulle riforme costituzionali che porta il suo nome

è stato poi salvato dal naufragio da parte di Denis Verdini. Sua caratteristica è di sorridere sempre e comunque, la

compagna ideale sulla tolda di una nave da crociera che fa l’inchino ad uno scoglio.

In un governo dove in qualche forma ci sono più rappresentanti di Confindustria che ad un convegno in Viale

dell’Astronomia abbiamo allo Sviluppo Economico Federica Guidi, così silenziosa che perfino Wikipedia è scarna di

notizie nel suo profilo, non vengono segnalate particolari attività da parte del Ministro escludendo la partecipazione

più o meno assidua a vari convegni.

Il trittico delle ministre ossequiose al premier si completa con Marianna Madia, Ministro della Semplificazione, un

incarico perfettamente aderente al suo vantarsi di essere completamente inesperta politicamente. L’unica

dichiarazione che si ricorda di lei è contro aborto, unioni gay ed eutanasia, una vera progressista illuminista al passo

coi tempi, forse sarebbe stato meglio non avere avuto neanche questa.

Ora a chi delle tre titolari dei dicasteri associare gli aka di Mizaru, Kikazaru e Iwazaru è gioco cui potete dedicarvi con

passione, il male che non vedono e non sentono è facilmente identificabile, l’unica speranza che ci rimane è che

prima o poi anche la politica vada a scegliere rappresentanti donna che siano dotate di “attributi maschili” e non

siano solo  cartonati ad uso del Premier di turno.

MAURIZIO DONINI