LA BOLLETTA: QUELLO CHE NON TI DICONO

000bollettaUna lunga storia

Tutto quello che proviene ed è espressione del sistema non è certo casuale, in nessuno dei suoi aspetti, tanto meno quelli simbolici, semantici, e che in generale agiscono a livello non conscio ma per ciò stesso maggiormente in profondità.

Prendiamo per esempio La cosiddetta “Bolletta”.

Ormai attorno a questo termine il racconto mediatico è stato in grado di costruire, anno dopo anno, un alone di tragica ineluttabilità da far diventare quella che un tempo era una semplice voce di spesa del bilancio familiare qualcosa di simile ad un incubo.

Ma come si è potuti giungere ad una situazione del genere?

Certamente per il fatto che le bollette – termine la cui accezione comune indica la fatturazione di una somministrazione di servizi, molto spesso energetici o comunque riguardante qualcosa che viene vissuto dall’utente come essenziale ed indispensabile – sono lievitate in modo abnorme in percentuale nei bilanci familiari, ma anche per la potenza stessa del termine.

Il nome è la base di una cosa. Senza un buon nome, adatto all’uso, l’effetto voluto è più difficile da ottenersi. Con un buon nome, l’effetto è moltiplicato.

Ora la Bolletta deve incutere all’utente un senso di totale dipendenza e subalternità senza scampo nei confronti di chi somministra il servizio, così totale che in caso di mancato pagamento il rischio è potenzialmente la rovina, economica e morale.

Potevano chiamarla “Fattura” (anche quello un termine che tratteremo in uno dei prossimi post) ma hanno preferito “Bolletta” perché più aderente allo specifico del servizio.

La Bolletta, parlando della sua componente comunicativa simbolica, è una versione ridotta della Bolla.

La Bolla è il sigillo con cui il monarca, ma più specificatamente il Pontefice, imprimeva il proprio sigillo sul documento da lui firmato e che con tale operazione rituale assumeva il crisma dell’ufficialità.

Per esteso, il termine Bolla ha finito per indicare il documento stesso pergamenaceo sul quale il sigillo viene imposto.

La sacralità di tale documento è costituita dal fatto che, così ritualizzata e promulgata, in assenza di contestazioni di alcuno essa diventa base di diritto.

Ancora anni fa parlammo, in questo post molto letto, delle Bolle Papali e del sistema che ne scaturì: ebbene le moderne Bollette ne sono una periferica e ramificata propaggine semantica, che si giova degli effetti di quella sacralità per apparire come ineluttabile.

Potremmo mai pensare di non pagare una bolletta e farla franca facilmente? No. Magari per un po’ riusciremmo a sottrarci al destino, ma poi…

Ehi pecorella smarrita, bada che una Bolletta è una BOLLETTA. Se ti azzardi a scherzarci sopra ti riduciamo in polvere, come eri all’inizio e come alla fine tornerai.

Quindi paga e zitto, senza protestare.

Questo è il messaggio che arriva, che lo vogliamo o no, che lo comprendiamo o no, al nostro subconscio quando nella posta ci ritroviamo la busta con i sigilli dell’ente somministratore.

E il messaggio conseguente, ad uno stadio più profondo è: la tua vita dipende da noi: senza energia tu, singolo individuo, non puoi nulla, anche se lo vuoi.

Non sei nulla e nessuno, paga e zitto.

Tutto questo in una semplice parola? Già.

In principio fu il verbo. O no?

Conseguenze pratiche?

Il giorno in cui la free energy farà la comparsa sulla terra, e siamo alla vigilia della vigilia della vigilia, le religioni, tutte indiscriminatamente, perderanno ragion d’essere.

No Bolletta, no party!