Dell’Amore e di altre pene….

000amore“Le endorfine sono un gruppo di sostanze prodotte dal cervello nel lobo anteriore dell’Ipofisi, classificabili

come neurotrasmettitori, dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e

dell’oppio, ma con portata più ampia.”

Cosa c’entra questa definizione tratta da Wikipedia nel contesto dell’amore? Molto più di quanto si pensi….

Le endorfine prodotte da un innamoramento e dal sesso provocano un senso di euforia tipo quello della

morfina con uno stato quasi come se si fosse sotto l’effetto di una qualche droga, se vi capita di essere

lasciati da qualcuno che ancora vi ama e vi chiedete come questi possa sopravvivere a quello che per voi è

qualcosa di drammatico, sappiate che le endorfine prodotte sono le stesse che vengono emesse da altre

attività come palestra e shopping, potete essere sicuri che l’autore o autrice delle vostre pene appena sparito

dalla vostra vita si butterà a capofitto in ore di palestra ed uscite con amici accompagnati da una sana dose di

shopping.

Fedeltà e perseveranza ci insegnano fin da piccoli, amare è bello e ci si deve sposare, fare figli e vivere felici

e contenti fino al trapasso con probabile prosecuzione dell’indissolubile connubio fra i due legittimi amanti

anche nella dorata eternità. Ma eppure, già quattro secoli fa Shakespeare rammentava che bisogna diffidare

degli “uomini, che furon sempre ingannatori, con un piede sul lido e l’altro in mare, mai fedeli ai loro

amori”.

Da sempre i filosofi, sociologi e, perché no, la vita stessa, ci fanno presente che non tutto è come negli

insegnamenti fanciulleschi se non nei libri di Harmony? E’ vero o no che la realtà è che dobbiamo fare i

conti con l’incostanza dell’amore? Con l’irresistibile attrazione verso il lato oscuro del sentimento, quello

che non appare nei patinati racconti dell’infanzia, ma che risulta invece una calamita particolarmente

potente? Ma anche qui dobbiamo tenere distinti i due stati di incostanza e lato scuro, se in quest’ultimo caso

è l’eterna attrazione verso chi facilmente possiamo immaginare ci farà soffrire o che ci attira proprio per il

suo senso di trasgressione e di continua sorpresa, nel caso dell’incostanza è un perenne senso di

insoddisfazione e di voglia di soffrire per immedesimarsi in tante “eroine” che affollano i romanzi inglesi

dei secoli passati.

E’ l’ossimoro di amare e soffrire, ci insegnano che amare è felicità, ma poi scopri che se ami hai paura di

perdere l’oggetto tanto desiderato e quindi soffri, uno stato che contraddice sé stesso in una logica illogicità.

All’inizio è tutto un fiorire e trilli di usignoli, poi subentra “e se mi lascia?” o “se mi tradisce?”, forse

dovrebbero insegnarci il già citato Shakespeare fin dall’asilo per prepararci al travaglio interiore che attente

l’essere umano nel corso della vita? Ma perché veniamo attirati da soggetti che promettono più pene che

benefici? E’ l’imprevedibilità del risultato e della relativa gratificazione rispetto alla prevedibilità che ci

spinge a buttarci in storie dal dubbio risultato, sono i meccanismi recettori dell’intelligenza che deviano

verso quel senso di scoperta di qualcosa di nuovo che è alla base dell’evoluzione umana.

Lo psichiatra Gregory Berns ha dimostrato con i suoi esperimenti che acqua e succo di frutta erogati senza

un ordine preciso davano un senso di gratificazione ai soggetti protagonisti dell’evento ben superiore a

quando gli stessi elementi venivano somministrati ad intervalli regolari, la sorpresa aveva sempre di ricevere

inaspettatamente un premio era sempre superiore a quando lo stesso dono veniva dato con costanza.

Secondo il prof. Richard Friedman amare qualcuno imprevedibile potrà anche non piacere, ma la

gratificazione che ne verrà sarà indubbiamente, anche se inconsapevolmente, superiore. Così come è

dimostrato che una ricompensa imprevedibile provoca sempre un aumento della dopamina superiore a

quando si riceve la stessa in maniera prevedibile. Questo spiega anche, quindi, perché si rimane attaccati ad

innamorati imprevedibile di cui continuiamo a lamentarci.

Stesse endorfine, stessi ricettori del piacere, trovate la cosa scientificamente triste? Lasciamo alla personale

sfera di ognuno di noi decidere se sia meglio un perduto innamoramento nelle praterie di Eros con ore di

sesso o altrettante ore passate a sudare in palestra con l’ultima tuta alla moda comprata nel complementare

shopping….

MAURIZIO DONINI