Per il Senato elettivo un fronte di 170 senatori

000senatoCinquecentotredicimila. Un diluvio di emendamenti presentati in commissione al Senato per sbarrare la strada a Renzi. Una valanga che rischia di seppellire il ddl costituzionale, le riforme e la legislatura. Tanto più che nel nome dell’elezione diretta del nuovo Senato si salda un inedito asse a Palazzo Madama. Sulla carta (ma la fonte è la stessa sinistra dem) i firmatari sarebbero più della metà dei senatori (170) fra minoranza Pd e FI, Lega e Autonomie, Sel e M5S, fittiani, Gal ed ex grillini.

Il premier però non si fa impressionare. Al termine della direzione Pd saluta i parlamentari prima delle vacanze. Non si scompone, non alza il tono della voce. L’unico messaggio che invia ai suoi avversari è che finora «la maggioranza non è mai mancata e mai mancherà».

LA CARTELLINA
Le votazioni del ddl costituzionale inizieranno a settembre. La presentazione in commissione delle proposte di modifica è l’atto con cui i partiti prendono posizione. E se la valanga dei cinquecentomila emendamenti presentati dalla Lega punta a «seppellire» la riforma, a infastidire il premier è soprattutto la cartellina dei 17 emendamenti presentati dai 28 senatori della minoranza Pd. Non faranno passi indietro rispetto alla richiesta del Senato elettivo, negata strenuamente dai renziani. La richiesta viene avanzata anche dall’altro grande interlocutore del Pd: Forza Italia in asse con il neonato gruppo dei verdiniani.

La cronaca degli highlight a volte più efficace di tante parole. Così uno dei momenti clou è stato quando Vincenzo D’Anna ha presentato 3 emendamenti per l’elezione diretta, salvo ritirarli poco dopo. Ma tanto è bastato a Vannino Chiti e Miguel Gotor per esultare: «Ci sono i numeri per un’intesa sul Senato elettivo…». E ancora: «A favore dell’elettività indiretta ci sono solo i senatori di Ncd – spiegava Gotor – e un’ottantina di senatori del Pd molti dei quali cambierebbero volentieri posizione a fronte di un’apertura di Renzi».

Sarà. Ma di apertura al Senato elettivo per ora al Nazareno non si parla. «Siamo sempre disponibili a migliorare il testo – è l’unico spiraglio aperto dal vice segretario Lorenzo Guerini – ma i cambiamenti sono possibili purchè non riportino al punto zero il cammino della riforma». Per i renziani è possibile discutere del lodo-Quagliariello, con l’introduzione di listini per le regionali. E di questo il Pd parlerà anche con Forza Italia («Ma non è un patto del Nazareno», si affretta a chiarire Debora Serracchiani). Perché appurato che si prepara «un attacco senza precedenti – denuncia Andrea Marcucci – contro le riforme e il governo Renzi», la partita vera deve ancora iniziare. Ci sarà il dialogo con tutti i partiti. E poi a settembre se anche FI si compattasse con la minoranza Pd, la maggioranza – assicurano i renziani – riuscirà ad avere i numeri per bocciare gli emendamenti e approvare le riforme.

IL MASTERPLAN
Renzi va avanti, dunque. E lo dice con una certa spavalderia nella direzione Pd mentre in platea ha davanti gli sguardi perplessi di Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo e Roberto Speranza. E più lo attaccano, più lui alza la sua asticella personale annunciando che nel prossimo anno si completerà un percorso di riforme – testualmente «dalla potenza impressionante». L’obiettivo, ribadisce il premier, è farlo con l’unità del Pd. Così come unità viene chiesta al partito nella preparazione del «masterplan» che sarà presentato a settembre – prima della legge di stabilità – per il Sud. Per rottamare, con una serie di azioni concrete, il «piagnisteo» – allusione a Saviano – e passare all’azione. «Non sottovaluto», dice Renzi guardando più in generale all’azione del governo, il dissenso espresso in questi mesi in Parlamento dalla minoranza. Ma il sospetto è che si voglia «strumentalizzare» la discussione nel merito dei diversi temi, dal Sud alle riforme, «a fini correntizi interni». «Questo è un errore», scandisce forte il leader del Pd. Un errore, assicurano i suoi, a cui non ci il Rottamatore non si piegherà. Alla prova dei fatti Renzi è sicuro che anche questo tentativo fallirà e la minoranza si assottiglierà. É già successo altre volte.

C.M.