Sulla crisi dell’autotrasporto abbiamo fatto alcune domande ad Andrea Capriotti

000larapidaSulla crisi dell’autotrasporto che in queste settimane agita le categorie interessate abbiamo rivolto alcune domande ad un operatore da anni sul mercato, Andrea Capriotti, titolare di una storica azienda di autotrasporto a Fermo, “La Rapida”.

D: La tua azienda data ormai da oltre cinquanta anni di vita e tu conosci ogni recondita situazione relativa alla crisi dell’autotrasporto, perché si è arrivati a questo punto?

R:Esternazione delle produzioni, crisi economica, concorrenza sleale,  calo tariffe dalle agenzie senza camion , sindacati di categoria assenti

D: Negli ultimi anni sono scomparse quasi sei aziende su dieci, in particolare nelle Marche, qual è la causa più diretta di tante chiusure?

R: Difficoltà del credito,  chiusura e esternazione e grandi gruppi marchigiani

D: Molte aziende, considerata la situazione fiscale e normativa del nostro Paese hanno optato per uno spostamento delle proprie sedi in Paesi extra UE o Paesi dell’Est, vuoi darci il tuo punto di vista?

R:  Fanno bene  in Italia non si può fare impresa

D: Il Governo inserisce e toglie ad ogni spirar del vento gli incentivi fiscali per l’autotrasporto, il venir meno di tali benefici che cosa comporta per la categoria?

R: Se prima  eravamo  con l’acqua alla gola  poi ci arriva sopra la testa

D: In questi giorni c’è fermento tra gli autotrasportatori, ma forse non si arriverà ad uno sciopero perché l’autotrasporto non può fermarsi?

R: Perché ogni volta che si fa un fermo chi ci guadagna non sono i trasportatori ma solo i sindacati allora non serve più fare sciopero;

Grazie Andrea

 

D: L’Autotrasporto italiano è caratterizzato da grandi confederazioni di categoria, associazioni, cooperative di trasportatori e grandi aziende di logistica, qual è la tua posizione in proposito?

 

R: Tutti lucrano  su chi materialmente fa il trasporto