Prysmian trattativa va avanti, proposte alternative sul tavolo

0003prysmianASCOLI – ​Non sarà il giorno della verità oggi per la vertenza Prysmian (per quello bisognerà attendere il vertice al ministero dello Sviluppo Economico) ma il nuovo confronto tra azienda e sindacati in programma per questa mattina dovrà per forza far fare un passo in avanti alla delicata vicenda. L’azienda, nel precedente tavolo sindacale del 5 maggio ha messo sul piatto le sue proposte: ricollocamento delle maestranze negli altri stabilimenti del Gruppo e incentivi per chi decidesse di restare ad Ascoli con cassa integrazione ed eventualmente mobilità.
La decisione spetterà poi ad ogni singolo lavoratore: scegliere di abbandonare il proprio mondo pur di mantenere la propria famiglia seppure a diversi chilometri di distanza (circa duemila euro al mese di stipendio) o accontentarsi dell’incentivo e degli ammortizzatori sociali ma di contro sprofondare nell’incertezza fino all’età della pensione. Un bivio dinanzi al quale forse nessuno vorrebbe trovarsi. Appetibile è infatti la proposta per l’eventuale trasferimento negli stabilimenti campani dove gli operai godrebbero di un contratto integrativo migliore anche di quello di Ascoli.
L’azienda poi, sempre per chi optasse per il trasferimento, avrebbe proposto contributi una tantum per il sostenimento dei costi di trasloco e di locazione e anche un’integrazione al reddito. Maestranze e sindacati però puntano su un altro obiettivo: far ripartire lo stabilimento di Ascoli Castagneti, magari sotto altra insegna. E in tal senso il riconoscimento del Piceno quale area industriale a crisi complessa, ipotesi su cui è già al lavoro il ministro Federica Guidi, potrebbe essere un buon punto di partenza. Così come può essere letto come positivo l’impegno di Prysmian a trovare un eventuale acquirente per lo stabilimento di Castagneti. “L’accettazione dell’accordo di programma da parte di Prysmian sulla reindustrializzazione dell’area di Ascoli Piceno, – affermano i deputati Lara Ricciatti e Luciano Agostini – è un passo avanti, anche se resta inconcepibile dover lottare per difendere l’occupazione in una azienda che ottiene oltre 32 milioni di euro di agevolazioni da parte dello Stato”. I due parlamentari hanno accolto positivamente l’impegno del Governo nel cercare di “mantenere attivo lo stabilimento, almeno per un periodo ragionevole di tempo” mentre continuano a chiedere chiarimenti rispetto ai finanziamenti che Prysmian avrebbe ottenuto. Risorse a cui l’azienda ha già detto di essere disposta a rinunciare pur di chiudere lo stabilimento di Ascoli-Castagneti. “L’intero programma – proseguono Ricciatti e Agostini – prevede investimenti per 48,4 milioni di euro a fronte di 32,4 milioni di euro di agevolazioni concesse per gli stabilimenti di Arco Felice, Pignataro Maggiore e Battipaglia. La priorità per noi resta quella di salvaguardare i posti di lavoro e di attivare finalmente una politica industriale volta alla reindustrailizzazione delle aree in sofferenza, oltre agli interventi sulle singole emergenze”.
Dello stesso avviso la deputata del M5S Patrizia Terzoni che ha descritto Prysmian Ascoli come “un ramo d’azienda tutt’altro che “secco”: i dati sulla produttività dello stabilimento marchigiano – spiega la parlamentare pentastellata – confermano trend assolutamente positivi. In pratica, messe al sicuro le agevolazioni per lo sviluppo dei siti del Sud, Prysmian ha deciso di rinunciare ai finanziamenti relativi ai bandi”Investimentiinnovativi” ed “Efficienza energetica”, che le avrebbero fruttato altri 14 milioni: una mossa, questa, che permette alla multinazionale di cancellare con un colpo di spugna l’impianto ascolano: ci chiediamo se non sia giusto che il Governo ritiri quel finanziamento di 32 milioni di euro, visto che c’è un quadro normativo preciso che “stoppa” i fondi statali per chi chiude”.