La scia di sangue non si ferma

000crisisuicidiNon è passato un secolo, ma solo un triennio da quando i giornali riportavano puntualmente i suicidi per la crisi. Il governo era quello di Mario Monti e ministro era Elsa Fornero, sugli organi di stampa si teneva il bollettino quotidiano di quanti si toglievano la vita e i politici correvano ad individuare le responsabilità ora in quello attuale ora nel governo precedente. L’accusa era essenzialmente di aver portato l’economia allo stato comatoso e di non aver fatto nulla per far uscire il Paese dalla crisi. Alla lunga, come era già capitato anni addietro con i suicidi dei militari di leva, la stampa perse interesse per l’argomento ed ebbe inizio la conta dei femminicidi, ma i suicidi per la crisi o per la depressione di non poter arrivare a fine mese o non poter pagare bollette e imposte si sono fermati? Assolutamente no! Anzi, la scia di sangue come l’abbiamo più volte definita è in continua crescita. Sono stati 9 nel 2012, 149 nel 2013, 201 nel 2014, con un tasso di crescita del 125% negli ultimi due anni. Nonostante le promesse del governo e l’ottimismo profuso a piene mani sull’uscita dalla crisi, sono ancora in tanti, troppi a non vedere la fine del tunnel. Purtroppo il fenomeno si fa più intenso nei mesi di aprile e luglio, magari in coincidenza con le scadenze di tasse e chiusura dei bilanci, sempre più magri. Ad uccidersi sono soprattutto uomini tra i 45 e i 54 anni e mentre nel passato il fenomeno aveva una sua concentrazione in alcune regioni e realtà sociali, oggi si registra una espansione su tutto il territorio nazionale e per la prima volta i disoccupati hanno superato gli imprenditori. Il disagio è ancora molto ampio e pure visibile girando per le nostre città, naturalmente la crisi fa da volano alla depressione, che a sua volta inasprisce la percezione della crisi procurando effetti devastanti. Naturalmente non contribuisce ad attenuare il fenomeno il continuo aumento delle imposte, la perdita del lavoro e l’impossibilità di trovare una nuova occupazione, tutti elementi che accentuano il disagio e alla fine l’autodistruzione.

ARES