E vogliono anche farli Senatori!

00consigliomarcheLa somma può ritenersi ‘modesta’ se paragonata ai fiumi di soldi transitati in altre regioni, ma gli 1,2 milioni di euro di spese non documentate o non inerenti all’attività dei gruppi consiliari contestati dalla procura di Ancona ai 66 consiglieri e addetti ai gruppi della Regione Marche – presidenti di giunta e consiglio compresi – pesano sull’immagine della classe politica marchigiana, e proprio a ridosso delle elezioni regionali. I principali partiti si dicono ”fiduciosi” nell’operato della magistratura, e ostentano tranquillità. E fra i difensori c’è chi contesta il modus operandi della procura, che avrebbe ”invertito l’onere della prova”, sottoponendo a una ”gogna mediatica” molti ”innocenti”.

Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare le loro controdeduzioni e sperare in una richiesta di archiviazione. Peculato e concorso in peculato (art. 314 del Codice penale) sono le ipotesi di reato per tutti, cui si aggiunge la truffa per la consigliera ex Idv Paola Giorgi. I fatti si riferiscono agli anni 2008-2012, legislature ottava e nona, con montagne di fatture e scontrini passati al setaccio dalla Guardia di finanza. Pranzi, cene con i supporter, ma anche onomastici e compleanni festeggiati con i familiari, rimborsi chilometrici ‘taroccati’, consulenze, stampa di manifesti e riviste, servizi televisivi a pagamento, traffico telefonico e bolli postali. E poi regali di Natale, formaggi e libri sono le voci ricorrenti negli avvisi di garanzia, con posizioni individuali diversificate.

Uno Tsunami che si abbatte sulla Regione dopo due anni e mezzo di indagini (con un paio di richieste di proroga). Un ciclone che non risparmia nessuno e che potrebbe ribaltare gli scenari in vista delle elezioni: tra gli indagati i presidenti di Giunta e Consiglio Gian Mario Spacca e Vittoriano Solazzi, il primo in odore di ricandidatura per il terzo mandato con la sigla Marche 2020 e un raggruppamento centrista, ma ci sono anche quasi tutta l’attuale giunta di centro sinistra, il segretario regionale del Pd Francesco Comi, l’ex vice presidente della Giunta regionale Paolo Petrini, ora deputato Pd, l’intero ufficio di presidenza del Consiglio regionale, e 23 capigruppo della legislatura presente e di quella passata, nelle varie formazioni che si sono scomposte e poi riaggregate.

Per tutti l’ipotesi di reato è di peculato o concorso in peculato, ma per l’assessore Paola Giorgi, consigliere regionale eletta con Idv, poi passata a Centro Democratico e ora con Marche 2020, si parla anche di truffa perché avrebbe dichiarato di risiedere fuori Ancona, percependo rimborsi chilometrici non dovuti. Ne escono indenni l’attuale vice presidente della Giunta Antonio Canzian (che, eletto consigliere regionale del Pd, è approdato quasi subito al governo della Regione), il consigliere regionale del Pd Letizia Bellabarba, subentrata a Petrini nel 2013 e l’assessore esterno Pietro Marcolini.

Per il resto l’inchiesta non fa sconti a nessuna forza politica nelle sue varie incarnazioni: a sinistra (Pdci, Prc fino a Ds e Pd), al centro, a destra (dal Pdl in poi), passando per i vari cespugli (Verdi). Nel mirino della Procura spese ritenute assai poco istituzionali, vagliate dalla Guardia di Finanza che ha passato al setaccio una gran mole di materiale: documenti contabili, rendiconti, ricevute, bolle, scontrini. Il quadro tracciato dagli investigatori va dalle spese per consulenze e collaborazioni, propaganda, telefonia e internet non adeguatamente documentate, a quelle del materiale per realizzare striscioni per una manifestazione, alla beneficenza fatta con i fondi dei gruppi consiliari e poi acquisto di libri e pranzi a profusione di cui non è documentato il fine istituzionale. Una tegola che incrina l’immagine del Consiglio regionale delle Marche come Assemblea “virtuosa”.

L’avviso di chiusura delle indagini per l’utilizzo dei fondi del Consiglio regionale delle Marche riguarda ”66 indagati, di cui 61 consiglieri, 23 dei quali hanno ricoperto la carica di presidente di un gruppo consiliare” afferma il comunicato diffuso dal procuratore della Repubblica di Ancona Elisabetta Melotti, titolare delle indagini. Le contestazioni ”ineriscono le annualità dal 2008 al 2012 (ottava e nona legislatura regionale)”. ”Le indagini sono state svolte dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Ancona, delegato sia da questa Autorità giudiziaria, che, per i profili contabili, dalla Procura della Corte dei Conti”. L’inchiesta era partita nell’ottobre 2012 con un ordine di esibizione della documentazione relativa alle spese di gruppi consiliari, dei singoli consiglieri regionali e dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, firmato dal procuratore Melotti e dal pm Giovanna Lebboroni.

Questo l’elenco degli indagati: Luca Acacia Scarpetti, Francesco Acquaroli, Fabio Badiali, Stefania Benatti, Massimo Binci, Giuliano Brandoni, Ottavio Brini, Raffaele Bucciarelli, Giacomo Bugaro, Gianluca Busilacchi, Valeriano Camela, Giuseppe Canducci, Franco Capponi, Adriano Cardogna, Mirco Carloni, Guido Castelli, Graziella Ciriaci, Francesco Comi, Giancarlo D’Anna, Massimo Di Furia, Antonio D’Isidoro, Sandro Donati, Paolo Eusebi, Andrea Filippini, Elisabetta Foschi, Enzo Giancarli, Sara Giannini, Roberto Giannotti, Paola Giorgi, Dino Latini, Leonardo Lippi, Marco Luchetti, Maura Malaspina, Katia Mammoli, Enzo Marangoni, Luca Marconi, Erminio Marinelli, Francesco Massi Gentiloni Silveri, Almerino Mezzolani, Luigi Minardi, Adriana Mollaroli, Giulio Natali, Rosalba Ortenzi, Fabio Pagnotta, Pietro Enrico Parrucci, Paolo Perazzoli, Paolo Petrini, Giuseppe Pieroni, Moreno Pieroni, Fabio Pistarelli, Cesare Procaccini, Mirco Ricci, Roberto Oscar Ricci, Lidio Rocchi, Franca Romagnoli, Angelo Sciapichetti, Daniele Silvetti, Vittoriano Solazzi, Franco Sordoni, Gian Mario Spacca, Oriano Tiberi, Gino Traversini, Umberto Trenta, Luigi Viventi, Roberto Zaffini, Giovanni Zinni.