Renzi e la mossa del cavallo

00lamossaCon la mossa del cavallo che tanto piaceva a Vittorio Foa Renzi ottiene tre risultati di un certo rilievo politico in poche ore. Indicando Sergio Mattarella a candidato del Pd a capo dello Stato ricompatta su un nome solido e condiviso tutto il partito, ottiene la disponibilità della sinistra di Sel, spiazza e marginalizza il Patto del Nazareno che comunque non conteneva, pare, ipotesi di condivisione del nuovo capo dello Stato. Il Capo di Forza Italia si ritrova con un pugno di mosche in mano dopo aver votato lealmente la riforma elettorale e non aver percepito che proprio l’anticipazione del voto sull’Italicum era uno dei grimaldelli usati dall’opportunista e spregiudicato Renzi per uscire da uno schema critico nel quale rischiava di perdere pezzi e credibilità. Invece non ha offerto a Berlusconi alcunché di solido, non lo ha rilegittimato, anzi e soprattutto ha tenuto unito il Pd, oltre ad aver ancora una volta allargato la maggioranza a sinistra. Il patto di consultazione Berlusconi Alfano diventa assolutamente inutile, Alfano non ha alternative credibili alla attuale posizione non avendo un numero di consensi tali da consentirgli scelte diverse. Berlusconi ora ha due strade, lastricate di insidie. Ritornare ad una opposizione dura e pura contendendo voti alla lega e ricompattando il fronte interno o fare buon viso a cattivo gioco, assumendo nuovi e più capaci consiglieri, tentando di proseguire sulla strada del Patto del nazareno per le riforme prossime a venire e responsabilmente tenere il punto. In ogni caso pagherà un prezzo non solo politico, avrà qualche voto in più e nessuna agibilità politica, potrà avere ancora un ruolo nel campo delle riforme, ma il partito è destinato a perdere pezzi importanti in un risiko che vede la fisionomia dei gruppi parlamentari cambiare pelle e consistenza quasi ogni giorno. In questo scenario è da segnalare la compassionevole autodistruzione politica del M5s. Le Quirinarie propongono accanto a nomi di altissimo profilo autentiche provocazioni politiche come quella di prodi alla quale non abbocca nessuno e il M5s è sempre più al margine, incapace di entrare le meccanismo politico parlamentare per correggerlo, migliorarlo, condizionarlo. Il modello di movimento è andato letteralmente in frantumi sia dal punto di vista organizzativo, quanto politico e le fughe di deputati e senatori, forse anche “solleticati” in questo senso non sono che la cartina di tornasole di una crisi profonda, prevista e a lungo teorizzata da alcuni degli esponenti più in gamba del M5s, in particolare amministratori locali e deputati e senatori tra i più vivaci culturalmente. Per un movimento che avrebbe voluto “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno” ritrovarsi oggi a pesare la propria assoluta inconsistenza politica è veramente un gran brutto segno da cancellare.

ARES