Non li votano più…………..

00astensioneLa tornata elettorale regionale parziale di domenica è stata più di un campanello di allarme. Le percentuali di astensione, o meglio la bassissima affluenza al voto nella Regione Emilia Romagna e i risultati di alcune liste la dicono lunga sull’umore dell’elettorato. I due partiti maggiori, PD e FI, potranno contorcersi in analisi e raffronti quanto più profondi e articolati, ma rimane la rinuncia dell’elettorato a votarli. Il Pd può segnare a suo tornaconto due regioni conquistate, mas deve fare i conti con la disaffezione profonda del proprio elettorato che solo pochi mesi addietro lo aveva premiato e votato in maniera abbondante. In particolare in Emilia Romagna si è registrato il maggior tasso di rifiuto del voto, una sanzione pesante per la politica fino ad oggi portata avanti dal partito del premier. Il messaggio chiaro ed univoco è “questa politica non ci entusiasma e non c’è ragione di premiarvi con un voto”, messaggio diretto ovviamente anche al centro destra diviso e privo di un progetto politico alternativo. D’altro canto dopo la parziale abolizione delle Provincie, con Consigli votati dai consiglieri comunali, la riforma del Senato che prevede l’elezione indiretta dei consiglieri regionali, la riforma elettorale in discussione con la previsione di 100 capolista bloccati, l’elettore potrebbe sentirsi sicuramente defraudato dei suoi legittimi diritti. Metteteci il discredito nel quale sono cadute le istituzioni provinciali e regionali, la corruzione dilagante, lo sperpero di danaro pubblico, in particolare in alcune regioni a statuto speciale, vedi la Sicilia, forse tutti i torti gli elettori delusi non li hanno, senza contare le centinaia di promesse di riforma fatte dal premier e mai portate a termine. Una politica dell’annuncio alla quale non segue quasi mai la concretizzazione dell’opera. Il segnale di domenica è stato forte è chiaro, unito al risultato della Lega e alla oramai disfatta del M5s. Quanti pensano di giocare la propria partita con elezioni anticipate, senza fare alcune cose irrinunciabili, taglio della spesa pubblica improduttiva, semplificazione amministrativa e burocratica, rilancio dell’economia con un deciso intervento sul credito e sugli istituti di credito, lotta vera alla disoccupazione, non tiene in Jobs Act, la Garanzia Giovani o l’abolizione dell’articolo 18, serve altro di più concreto e strutturale per aiutare le imprese ad investire, accorpamento dei comuni più piccoli, abolizione effettiva delle provincie e riduzione delle regioni e della loro spesa, deve sapere di andare incontro ad una ancora più alta percentuale di astensionismo e alla crescita dei movimenti più radicali. A buon intenditor poche parole e soprattutto sappia quanto poco tempo resta per rimettere questo Paese sulla strada della crescita.  

ARES