Chi ci rimette è sempre il cittadino!

03italotItalo treno nonostante il successo commerciale e la crescita dei propri passeggeri dovrà rinunciare ad alcune tratte, tra queste la Milano-Ancona. Ragioni di bilancio, costi troppo elevati per l’affitto della rete e da ultimo il decreto Guidi che in corsa modifica le tariffe dell’energia elettrica delle compagnie ferroviarie. Di fatto, oltre tutto questo, c’è la radicata e inossidabile abitudine italica di non disturbare il monopolista. C’è l’assenza, almeno fino ad ora dell’attività regolatoria dell’Autorità per i trasporti.  C’è l’assenza della buona politica capace solo di essere autoreferenziale, lontana dai problemi del Paese, plaudire in qualche caso alle nuove imprese, alle sfide imprenditoriali più importanti, ma poi non fare nulla affinché tutti possano competere ad armi pari. C’è sempre qualche conto da regolare e quindi il massimo che si può fare e non fare niente. O peggio inviare un SMS come quello inviato dall’On. Gasparri, tra l’altro Vice Presidente della Camera dei Deputati, onorevole sic!. Chi ha tempo e modo si vada a rileggere un articolo della Stampa di Torino del 31 luglio 2011, o un pezzo su questo sito di alcuni mesi addietro, dove si narra delle vicende di Arenaways, una compagnia ferroviaria nata per trasportare pendolari tra Torino e Milano. Alla suddetta compagnia, letteralmente fatta crepare nella fase dello start up, fu impedito tra l’altro di fare fermate intermedie tra Torino e Milano, creando così i presupposti per la decozione. Se pensate all’Europa, di cui tutti i nostri politici ciarlano, in Germania ci sono almeno 300 competitori privati a fronte delle Deutsche Ban ferrovie tedesche, in Svezia 12 concorrenti, mentre nel Regno Unito la liberalizzazione è totale. L’unico mercato ancora chiuso resta quello francese. Per chiudere la storia di Arenaways, infine l’Autority comminò delle multe a Trenitalia e RFI il gestore della rete per ostacolo alla concorrenza, ma prontamente il TAR del Lazio le ha annullate. Peraltro Renzi non voleva chiudere i TAR? Cancellare magari le Regioni a Statuto Speciale, riprendere con più vigore la lotta contro la burocrazia parassitaria, prima che i poteri forti e la burocrazia è fra questi non tagli le unghie al premier.

ARES