Veleni all’interno del Pd marchigiano

0Pd marchigiano«Non riconosciamo nessun segretario regionale. L’elezione di Francesco Comi non ha valore. È un segretario delegittimato perchè almeno il 50% del Pd non ha potuto partecipare al congresso: Comi è come Capitan Uncino, un non segretario nell’Isola che non c’è». L’obiettivo dichiarato di Luca Ceriscioli e Valerio Lucciarini è «lavorare per l’unità del Pd», ma le parole con cui il sindaco di Pesaro e il sindaco di Offida aprono la conferenza stampa sul dopo primarie Pd ad Ancona è una delegittimazione senza mezzi termini dell’esito del voto del 16 febbraio, che ha eletto il consigliere regionale Francesco Comi segretario del partito.

Escluso dalla rosa dei candidati in quanto sindaco di capoluogo ancora in carica per due mesi, Ceriscioli (che aveva raccolto il testimone da Lucciarini, a campagna già avviata), precisa che non chiederà un congresso straordinario, e che l’area politica sua e di Lucciarini non saranno rappresentate nella nuova Direzione regionale del Pd. Accettare eventuali offerte sarebbe «tradire i cittadini». Cittadini i quali, sostiene Lucciarini, «hanno ben capito perchè Comi non ha voluto gareggiare con altri, e perchè, come anche il candidato dell’area Civati Gianluca Fioretti, non ha accettato la proposta di Luca Lotti di rinviare le primarie di una settimana per individuare un terzo nome: perchè avrebbe perso, contro chiunque noi avessimo presentato».
A Comi Lucciarini suggerisce di «non mettere nel tritacarne il presidente della Regione Gian Mario Spacca, che è comunque una risorsa per le Marche», e in sintonia con Ceriscioli invoca primarie tempestive per la scelta del candidato governatore nel 2015, che comunque «non potrà essere Spacca». Inoltre, serve massimo impegno per le amministrative e le europee di primavera, e per la formazione del nuovo Governo, che «si spera abbia almeno stavolta un sottosegretario espressione delle Marche».
Entrambi i sindaci rilanciano il mantra della scarsa partecipazione alle primarie del 16 («280 cittadini a Pesaro, contro i 2.764 delle parlamentarie del 30 dicembre 2013»), rivendicando come giusta la scelta di aver invitato a disertare le urne in una tornata «pesantemente condizionata da logiche correntizie. Da una “spartizione” di regioni che doveva vedere le Marche appannaggio di AreaDem».
«Ora però – assicura Ceriscioli – le polemiche sono finite, e comincia il nostro lavoro nei territori, con iniziative pubbliche sul lavoro, una nuova politica industriale, il nuovo piano di sviluppo rurale, la inefficienze e incongruenze della sanità regionale». La proposta più eclatante (che verosimilmente un pezzo del partito leggerà come una “vendetta”) è quella di un referendum fra elettori e/o iscritti sull’abolizione dei vitalizi di ex parlamentari, italiani ed europei, ed ex consiglieri regionali Pd: «nelle Marche costano 440 mila euro al mese. Potrebbero devolvere i loro vitalizi in tutto o in parte al partito, ai circoli, che non hanno un euro per le loro attività».