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Ancona calcio: parla ex presidente Pieroni

0ancona calcio Anche ammettendo che vi fossero stati alcuni pagamenti in nero a giocatori, resta la consapevole distrazione del denaro dalle casse sociali dell’Ancona calcio da parte dell’ex presidente Ermanno Pieroni, cosa sufficiente a ritenerlo responsabile di bancarotta fraudolenta per distrazione. Così il sostituto procuratore generale Vincenzo Luzi nel processo d’appello per il crac del 2004 che vede imputati anche l’ex ad Vincenzo D’Ambrosio e l’ex direttore amministrativo Gianfranco Cusini. Il pg ha chiesto di ridurre a quattro anni la condanna per la prescrizioni di truffa e bancarotta documentale.

Luzi ha chiesto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di D’Ambrosio (accusato di truffa e condannato a otto mesi in primo grado) e la conferma della pena di due anni e due mesi di carcere per Cusini. La sentenza arriverà il prossimo 25 giugno.

Parte civile nel processo la Federazione gioco calcio, che chiede un risarcimento danni di circa 2 milioni di euro (1,5 milioni di contributi riscossi indebitamente dal club e 500 mila euro di danni morali) e la confisca per equivalente ai danni dell’ex patron biancorosso.

Prima della requisitoria, Pieroni ha reso dichiarazioni spontanee in cui ha ripercorso le tappe della vicenda. «Non sono un bancarottiere – si è sfogato – Ho perso tutto il mio patrimonio con l’Ancona calcio: 2,3 milioni di euro messi nelle casse, sette immobili finiti all’asta. Fui l’unico a mettere soldi, 1,15 milioni di euro, per la ricapitalizzazione. Ho tentato di salvare il club fino all’ultimo giorno». Ha ribadito che i suoi conti personali erano sempre in rosso e di aver pagato con il denaro i giocatori in nero. «Il calcio funziona così. Se i giocatori, per cinque anni, non avessero regolarmente incassato da me compensi in nero, non avrebbero mai firmato le liberatorie per l’iscrizione al campionato come invece è avvenuto».